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Il Cetriolo

 
Filippo era arrivato con un ora d'anticipo, e già questo tradiva la sua ansia. Se ne stava seduto in macchina, a far passare i minuti, e si chiedeva perché.

Certo, si trattava del primo incontro di persona dopo tre mesi di corrispondenza telematica e di telefonate. Ma ciò non giustificava tanto nervosismo.

Sapeva che non l'avrebbe sorpresa negativamente con il proprio aspetto. Le aveva inviato una decina di foto scannerizzate e a lei erano piaciute tutte.

Anche l'ultima. Quella da vestito. L'unica in cui si vedeva la faccia.

Addirittura la penultima. Nelle altre era dritto e duro, ma in quella era venuto un po' "barzotto". Mica è così semplice tenerselo in tiro con la destra mentre si scatta con la polaroid con la sinistra. Provateci voi, se non ci credete. Aveva provato a taroccarla col programma di fotoritocco, ma aveva combinato un casino e alla fine l'aveva mandata così al naturale. Lei diceva di averla gradita lo stesso.

Né poteva essere l'aspetto di lei a metterlo in ansia. Anche lei aveva mandato le sue foto e lui era già rassegnato. Orietta era un mezzo cesso. Ma a lui non importava granché. Non era come tanti ragazzi superficiali che danno soverchia importanza all'aspetto fisico. A volte una ragazza non bellissima può avere qualche caratteristica che te la rende comunque attraente. Nel caso di Orietta era una fame di cazzo profonda, impellente, atavica, da Biafra.

No. Quello che preccupava Filippo erano gli attimi tragici in cui avrebbe dovuto rompere il ghiaccio, scambiare qualche parola, prima di recarsi in camera da letto a consumare. Era una fase necessaria, non la si poteva saltare a piè pari anche se sapeva benissimo che tanto lui quanto Orietta ne avrebbero volentieri fatto a meno.

Era terrorizzato. Sapeva di non essere un abile conversatore. Era timido, maldestro, impacciato. Maledettamente sempre a corto di argomenti. Per e-mail era molto più facile! Lì era brillante, disinvolto, simpatico. Addirittura ciarliero. Una volta le aveva scritto un messaggio di ben dieci righe! Ci aveva messo due giorni a scriverlo, ma ne era valsa la pena. In quell'occasione si era dimostrato persino un fine umorista. Le aveva raccontato la barzelletta della mignotta che scorreggiava durante i sessantanove. Orietta ne era rimasta deliziata.

Ormai mancava mezzora al momento fatidico, quando Filippo ebbe un'idea. La valutò, la soppesò, finché si convinse.

Abbandonò con rammarico il parcheggio sapendo che a quell'ora, in quella zona, avrebbe sudato per trovarne un altro. Cominciò a vagare nei paraggi, sforzandosi di mantenere il senso dell'orientamento.

Erano dieci minuti che girava a vuoto e stava perdendo la pazienza. "Possibile che in questo quartiere non c'è un cazzo di...". Si interruppe quando vide vide l'insegna che cercava.

"Frutta e Verdura".

Inchiodò, provocando il clackson di protesta delle macchine che lo seguivano, e si affiancò in seconda fila. Inserì le frecce d'emergenza e scese.

Entrò e cominciò a vagare tra le cassette dai contenuti multicolori, scrutando e tastando qua e là. La proprietaria stava finendo di servire una cliente.

Si guardava intorno incurisosito, quando sentì la signora che con professionale cortesia lo interpellò.

"Posso aiutarla?"

"No... cioè sì... vede... avrei un appuntamento con una ragazza e..."

"Ho capito. Ho proprio quello che ci vuole per lei." Si diresse verso un angolo del negozio. "Guardi che bellezza queste banane! Me le hanno portate stamattina. Non sono di quelle storte, curve, inutilizzabili. Guardi come sono belle dritte. Sembrano spade, non trova?"

Filippo era perplesso. La signora insisteva.

"Le tocchi. Sente che dure? Sono ancora belle acerbette. Non c'è pericolo che si squacquarellino. Può infilarle dove vuole. Anche senza buccia, volendo."

Ma Filippo scuoteva la testa. "Le banane forse non..."

"Dia un'occhiata a queste melanzane, allora! Sono lunghe e affusolate, sembrano proprio il... quello di un africano, non è vero?" suggerì con malizia.

"Veramente non credo che una melanzana..."

"Un bel sedano! E' proprio quello che fa per lei! Sono di gran moda ultimamente, sa? Vanno a ruba! Mi creda, non riesco nemmeno ad ordinarli che sono subito spariti! E' incredibile!"

Filippo osservava sconcertato i lunghi gambi che sfumavano dal bianco al verdino. Non era quello che aveva in mente. La signora sembrava vagamente spazientita.

"Altrimenti possiamo andare sul classico. Non le consiglierei una carota... a meno che non si tratti di una ragazza tipo intellettuale..." Decisamente no. Filippo scosse la testa.

"E allora si può ripiegare sulla zucchina. Non è molto originale, lo ammetto, ma una bella zucchina fa sempre la sua figura più che dignitosa. Ho delle ottime zucchine qui. Guardi!"

Filippo tentennò. "Senta, e se invece prendessi..." e indicò con un gesto una cassetta.

"Un cetriolo! Ma certo, è un ottima idea! Un bel cetriolo! Perché non ci ho pensato prima!
Che ne dice di questo?" E con un gesto rapido estrasse dal mucchio un cetriolo enorme, lunghissimo, da un chilo e mezzo almeno.

"Forse così è troppo..."

"Va bene così, dia retta!" e ammiccò amichevolmente. "O forse teme di sfigurare al confronto...?"

"No non è questo... è che... vede... è il primo appuntamento... non vorrei sbilanciarmi troppo... forse andrebbe meglio questo" e Filippo a sua volta afferrò un cetriolo decisamente meno vistoso.

"Così piccolo?!" gridò sorpresa la signora "prenda almeno questo..." e afferro un altro cetriolo, tentando un compromesso. Ma Filippo si era intestardito.

"No signora, questo qui va bene. Prendo questo."

"Come vuole lei..." rispose scettica e si accinse a pesare l'ortaggio.

Pochi minuti dopo Filippo suonò alla porta dell'appartamento e Orietta gli aprì. Anche Orietta era molto timida ed emozionata, ma si rinfrancò quando vide l'espressione di assoluto terrorizzato imbarazzo sul volto di Filippo.

"Ciao Filippo! Entra! Finalmente ci incontriamo!" gli disse sorridendo.

"Ciao Orietta..." riuscì a biascicare lui.

"Sei puntualissimo! Non hai incontrato traffico?"

"Sì... cioè no... la Tangenziale... un po'... a quest'ora..." rimase incollato. Imprecò tra sé. Neanche del traffico riesco a dire qualcosa di sensato. Che imbranato che sono.

"Togliti il cappotto..."

"NOOOO!!" urlò lui. Aveva il cetriolo in tasca al cappotto e aveva calcolato di tirarlo fuori al momento giusto. Ma se doveva togliersi il cappotto come faceva?

Orietta aveva un espressione sconsolata. Ma come? Neanche il cappotto si toglie? Ecco qua! Un'altra serata senza cazzo...

Filippo aggiustò il tiro. "Voglio dire... sì, me lo tolgo... ma dove lo mettiamo?"

"Qui, sull'attaccapanni..." e, stupita per la domanda, gli indicò un trespolo su tre piedi, già carico di soprabiti. Filippo si tolse il cappotto e lo appese sul trespolo che ondeggiava pericolosamente.

Orietta lo fece accomodare sul divano del salotto e si sedette a fianco a lui. La conversazione stentava a decollare. Per tre volte Orietta gli offrì da bere, per tre volte Filippo rifiutò. Il silenzio era assordante. L'imbarazzo insopportabile. Filippo cominciò a sudare. Era il momento di calare l'asso, non poteva aspettare di più.

"Ehm... Orietta, posso... dovrei prendere... nella tasca del cappotto..."

"Prego! Accomodati pure!"

Filippo si precipitò verso l'ingresso, come se fosse inseguito da belve feroci. Orietta sentì un botto e intuì che l'attaccapanni era precipitato al suolo. Alzò gli occhi al cielo, esasperata.

"Filippo, serve aiuto? Qualche problema?"

"No... niente" rispose la sua voce dall'altra stanza. "Mi è caduto... il coso... con tutti i soprabiti... ma non ti preoccupare... non si sono fatti niente...". Meno male, sospirò Orietta tra sé, non si sono fatti niente...

Filippo si ripresentò sulla soglia del salotto, rosso e sudato di imbarazzo, ma con uno strano sorriso d'anticipazione e le mani dietro la schiena. Mamma mia, pensò Orietta, e adesso...?

"Ti avrei portato... una cosina..." Si avvicinò al divano e le porse il sacchetto di carta marrone dell'ortofrutta.

"Per me? Oh Filippo, che caro! Non ti dovevi disturbare..."

"Ma figurati, Orietta... è proprio una cosina..."

Orietta frugò nel sacchetto e ne estrasse l'ortaggio. Sorrise compiaciuta.

"Ehi ma... è... UN CETRIOLO! Grazie Filippo! Che caro...! E' bellissimo, veramente..."

In realtà in quel momento Filippo trovava quel cetriolo osceno. Era irregolare, stortignaccolo, bitorzoluto e... piccolo, incredibilmente piccolo. Aveva ragione la signora. Forse era meglio... no, quello da un chilo e mezzo magari no... ma forse quell'altro...

Tuttavia Orietta sembrava apprezzare il dono. Lo rimirava davanti agli occhi e lo accarezzava con le mani. Filppo sentì sciogliersi pian piano la propria timidezza.

Senza staccare gli occhi dal suo regalo, Orietta chiese "Dimmi, Filippo. Come hai fatto a capire che i cetrioli sono i miei preferiti?" Aveva un tono molto sensuale. Filippo cominciava a sentirsi sicuro di se stesso. Rispose "Ormai credo di conoscerti, Orietta. Permettimi di dirtelo, ma secondo me non sei proprio tipo da banane o da zucchine. Per me sei una donna da cetrioli..."

"Oh, Filippo..." sospirò gioiosa a quell'osservazione. Filippo esultò dentro di se. Che frase che aveva detto! Proprio da gran viveur! "Sei una donna da cetrioli". Doveva scriversela da qualche parte... sarebbe potuta tornare utile per qualche altra occasione.

Orietta si stava eccitando. Cominciò a leccare sensualmente il cetriolo, mentre con l'altra mano si carezzava il petto, ansimando forte. Poi se lo infilò in bocca, cominciando a succhiarlo e pomparlo estasiata, lanciando di tanto in tanto occhiate di fuoco a Filippo. Quest'ultimo sentiva il proprio cetriolo gonfiarsi prepotentemente nelle mutande. Le cose si stavano mettendo proprio nel verso giusto...

Orietta interruppe il simil-pompino e propose, sorridendo maliziosa, "Ho proprio voglia di provare questo cetriolo come si deve... perché non mi accompagni in camera da letto... sono sicura che hai anche un altro pensierino per me..." e gli occhi le scivolarono verso il pauroso bozzo sulla patta del ragazzo.

Filippo non se lo fece ripetere. Seguì docilmente Orietta che lo precedeva ancheggiando provocante verso l'alcova, continuando a sbocchinare rumorosamente il cetriolo. Intanto si complimentava con se stesso. Che idea meravigliosa che ho avuto! Che genio! Ci so proprio fare con le donne! Sono proprio forte! Troppo, troppo, troppo forte!

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