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Il Gioco Del Brigadiere

 
"Apra per favore. Carabinieri."

Il colpo improvviso della paletta sul vetro del finestrino mi aveva fatto sobbalzare. Quelle parole invece mi fecero piombare direttamente dall'empireo dei sensi alla disperazione più assoluta. L'empireo dei sensi era quello che mi stava donando la mia ragazza Loredana. Era messa carponi per traverso sul sedile del passeggero accanto a me e mi stava deliziando con uno dei suoi pompini da favola. La disperazione invece derivava dalle conseguenze prevedibili di quella interruzione inattesa, rese ancora più concrete dall'immancabile "Favorisca i documenti".

Ero nella merda più nera, inutile cercare modi più gentili per descrivere la situazione. Non avevo la patente, anche se stavo per prenderla. Mi avevano bocciato due volte all'esame di teoria. Come è possibile mandare a memoria il significato di trecento diversi assurdi cartelli stradali, il 90% dei quali nemmeno si usa più? Ora avrei beccato la multa, il sequestro dell'auto, chissà quante altre rogne. La macchina l'avevo presa di nascosto, e già solo essere sgamato avrebbe significato guerra totale con mio padre. Figuriamoci il sequestro, la multa, i casini. A casa mia poi l'aria era irrespirabile per me già da qualche mese, coi risultati tutt'altro che brillanti a scuola e la maturità che incombeva. I miei non facevano che ripetermi che ero un incapace senza voglia di fare un cazzo. Stavolta mio padre mi avrebbe preso come minimo a legnate.

D'altra parte come si faceva a prendere la moto con quel cazzo di tempo? Pioveva da una settimana senza interruzione (che marzo schifoso!) ed era parecchio che non riuscivo ad infrattarmi un po' con Lori. Che dovevo fare? Anche per lei la situazione non era così rosea. I suoi erano un po' all'antica, e già erano tutt'altro che contenti di vederla uscire con me. Non assomigliavo per niente al "bravo ragazzo" che avrebbero preferito lei frequentasse. Figuriamoci scoprire che era stata beccata in una stradina fuori mano dai Caramba mentre mi faceva una ricca pompa in macchina. Minimo minimo l'avrebbero tenuta segregata in casa fino alla maggiore età, che voleva dire parecchio tempo, visto che non aveva ancora 16 anni.

Un altro pensiero mi raggelò. Non è che per il fatto di essere un maggiorenne (anche se da pochi mesi) che se la sta spassando con una minorenne mi aspettano altri guai? Come se già non bastassero. Merda, merda, merda...

Stava cominciando a far buio e piovigginava. Loredana si era ricomposta dopo lo spavento iniziale e guardava fuori dal finestrino, con espressione preoccupata. Probabilmente sentiva anche un certo imbarazzo. I vetri non erano abbastanza appannati da nascondere quello che stavamo facendo e sicuramente i carabinieri l'avevano vista all'opera. Erano in due. Erano arrivati con l'Alfa 156 di ordinanza alle nostre spalle, ed erano scesi senza far rumore. Non mi ero accorto di nulla. Per quanto ne sapevo potevano anche essere rimasti per un po' a godersi lo spettacolo, prima di intervenire.

Quello che aveva parlato sembrava il capo, ed era lui che aveva raccolto i miseri pezzi di carta che avevo messo insieme, foglio rosa, libretto, assicurazione, le carte d'identità mie e di Lori. L'altro aveva un grado più o meno simile sulla spallina, e aveva seguito il primo mentre tornava in macchina a fare i controlli di routine. Erano entrambi abbastanza giovani, sicuramente sotto la trentina, probabilmente meridionali. Fisico atletico e asciutto: dovevano essere degli operativi. Il capo aveva il pizzetto e i capelli tagliati molto corti. L'altro, quello più alto, aveva i capelli un po' più lunghi, tendenti al riccio, scurissimi, e il pelo e contropelo giornalieri non riuscivano ad arginare l'alone nero della barba sul suo viso.

"Ora sono cazzi acidi..." mormorò Loredana.

"Merda, merda, MERDA!" urlai io, con un pugno sul volante.

Passò qualche minuto, poi il carabiniere alto, da solo, scese dall'auto e si avvicinò al mio finestrino. Aprii il vetro, aspettando la mazzata, rassegnato al peggio.

"Ragazzi, siete in un mare di guai..." esordì. Aveva un tono meno formale del collega, e un accento del sud un po' più marcato. "Per la guida senza patente c'è una multa salata e il fermo amministrativo dell'auto per tre mesi, con ulteriore sanzione stabilita dal prefetto. Poi c'è un'altra multa altrettanto salata al proprietario dell'auto, per incauto affidamento. C'è anche un'infrazione del divieto di transito. Questa strada fa parte del Parco Regionale ed è chiusa al traffico privato nei giorni feriali, non avete letto i cartelli? Inoltre la signorina è minorenne, abbiamo l'obbligo di riaccompagnarla dai genitori, specificando le circostanze, e non si può escludere che i genitori possano sporgere denuncia per abuso su minore..."

Io e Lori ci guardammo un attimo, disperati.

"Senta, ma... non c'è proprio niente che si possa fare per... aggiustare le cose in qualche modo...?" chiesi, implorante.

Ebbi la netta sensazione che non aspettasse altro, ma devo riconoscere che recitò il suo copione senza sbavature.

"Ascoltate... Capisco benissimo la vostra situazione... Anche io ho avuto l'età vostra, neanche tanto tempo fa..." rispose con tono vagamente amichevole. "Vorrei aiutarvi in qualche modo... ma dobbiamo fare il nostro dovere... abbiamo delle consegne precise cui dobbiamo attenerci. D'altra parte ognuno ha i suoi guai. Anche io e il mio collega mica ce la passiamo benissimo. Siamo dei ragazzi anche noi. Dobbiamo restare altri sei mesi distaccati qui, a 1000 chilometri dal nostro paese d'origine, lontani dalle famiglie, dagli amici... dalle nostre fidanzate... da soli... E' dura, sapete? Certo sarebbe bello se ci fosse un modo... tra giovani... per venirci un po' incontro e darci una mano a vicenda..."

"Per esempio?" chiesi io. Quella pagliuzza di speranza di uscire in qualche modo con le ossa sane da quella situazione era troppo bella per lasciarsela sfuggire.

"Mah... non so... Per esempio la signorina potrebbe decidere di propria iniziativa... in modo del tutto spontaneo e disinteressato... di venire nella nostra auto e offrire la propria disponibilità a fare per noi quello che stava facendo prima con lei... Tanto per dare un po' di conforto a due ragazzi lontani da casa... Sarebbe un modo molto simpatico per dimostrare comprensione e solidarietà... Un gesto che io e il mio collega apprezzeremmo moltissimo... E potremmo persino, in via del tutto eccezionale, prendere in considerazione l'idea di chiudere un occhio e lasciarvi andare, rinunciando a procedere. Ma, sia chiaro... lei mi ha chiesto un esempio e io sto solo facendo un esempio... Ora, se permettete, torno dal collega. Così finiamo di espletare i controlli e procediamo con il verbale... Sempre che non intervengano fatti nuovi..."

Con queste parole se ne andò e tornò in macchina. Il messaggio era anche troppo chiaro. Mi sentivo piuttosto confuso. Quella proposta indecente mi umiliava. Ma la possibilità di uscire pulito da quella faccenda era davvero troppo invitante. Questo mi faceva sentire tremendamente in colpa nei confronti di Loredana. Allo stesso tempo ero sicuro che non avrei mai avuto la faccia tosta di chiederle di fare una cosa simile. In quel momento non avevo nemmeno il coraggio di guardarla in faccia. Ero io che avevo messo entrambi in quel cazzo di casino, e la cosa mi pesava.

Fu lei a sbloccare l'impasse.

"Beh... mi sembra di non avere molta scelta, no?" disse con un sospiro e un tocco di rassegnata tranquillità nella voce. Fece il gesto di aprire lo sportello.

Forse avrei dovuto fermarla, forse lei si aspettava che lo facessi. Invece rimasi congelato al mio posto senza riuscire a muovere un muscolo, mentre lei apriva e scendeva dall'auto.

"Non sarà mica la fine del mondo..." aggiunse con voce calma, subito prima di chiudere la portiera e di incamminarsi verso l'Alfa 156 parcheggiata alle nostre spalle.

Saranno stati dieci passi, ma per la durata di quei dieci passi, mentre la osservavo camminare sotto la pioggia dallo specchietto retrovisore esterno, fui preda di un uragano di pensieri. Il più ricorrente mi urlava che ero un gran vigliacco a permettere che tutto ciò accadesse. Loredana era poco più che una ragazzina. Una biondina molto carina, con un viso da angioletto e un corpicino esile, acerbo, ma ben promettente. Ero stato il primo con cui aveva avuto rapporti sessuali seri. La stavo coltivando piano piano, gustandomi la sua tenera e candida sensualità che veniva gradualmente allo scoperto. Stava diventando una deliziosa troietta e tutto a mio beneficio. Il cazzo le piaceva molto e le avevo insegnato a prenderlo e gustarlo in tutti i modi. Soprattutto coi pompini avevo fatto un ottimo lavoro, ma forse c'era anche una predisposizione innata da parte sua. Le piaceva moltissimo farmi servizietti con la bocca e se la cavava davvero alla grande. Io ne approfittavo a mani basse.
L'idea che quella boccuccia da bambina, ingenua e porcellina al tempo stesso, sarebbe stata profanata dai volgari cazzi di quei due infami bastardi mi straziava. Ma non avevo la forza per impedirlo, e comunque ormai era troppo tardi.

Loredana si era chinata verso il finestrino dell'Alfa. Non potevo evitare di associare la sua posizione a quella delle prostitute da strada quando mercanteggiano coi potenziali clienti. Scambiò due parole con qualcuno, ma non vedevo assolutamente niente dentro l'altra macchina. Poi la vidi sorridere, come se le avessero detto qualcosa di simpatico. Aprì lo sportello posteriore ed entrò nell'auto, non prima di aver dato una lunga occhiata verso di me. Lo sportello si chiuse.

Per minuti interminabili non successe niente. Intendo dire, niente che io fossi in grado di percepire. Non un movimento, non un suono. Non ricordo esattamente cosa feci in quei minuti. Credo nulla. Solo restare a fissare quella macchina immobile dal retrovisore, mentre il cielo si faceva via via più scuro, evitando per quanto possibile persino di pensare. Anche perché appena provavo a pensare a qualcosa non potevo non immaginare quello che stava succedendo in quella macchina. La cinica sensazione di sollievo che provavo per aver evitato guai grossi dovuti alla mia imprudenza non accennava a placarsi. Ma intanto Lori era chiusa lì dentro, nelle mani di quei due maiali. Mi sentivo un verme

Si mosse qualcosa dopo circa un quarto d'ora. I due carabinieri erano usciti, in contemporanea, dalla parte opposta a quella dove era entrata Lori. Si dissero qualcosa l'un l'altro, con tono ilare, ed entrambi guardarono un attimo verso di me. Poi rientrarono, scambiandosi di posto. Il primo aveva avuto la sua parte e ora toccava al secondo. Passò ancora una ventina di minuti.

Infine lo sportello si aprì e ne uscì Loredana. Aveva in mano i documenti. Non sembrava particolarmente sconvolta. Entrò in macchina e si sedette accanto a me.

"Tutto sistemato. Possiamo andare. Ce la siamo cavata..." disse placida, senza guardarmi, poggiando i pezzi di carta sul cruscotto davanti a lei.

Qualcosa nella sua tranquillità mi ferì.

"Stai bene?" chiesi.

"Tutto a posto. Andiamo" ripeté.

"Ce ne hai messo di tempo..."

"Il tempo che ci è voluto."

Misi in moto e feci manovra. Fui costretto a passare vicinissimo all'Alfa. I miei fari illuminarono i volti rilassati e allegri dei due uomini. Mi girai e mi accorsi che Lori li salutava con una mano sorridendo. I due ricambiarono il saluto.

"Quanta confidenza..." osservai gelido.

"Tutto sommato sono stati carini. Per come si era messa poteva andarci molto peggio..."

Non replicai subito. Il cuore mi batteva forte. C'era un vortice di emozioni diverse che si agitava in me. La strada buia, illuminata dai fanali, scorreva sotto di noi. Ancora pioveva, a piccole rare gocce.

"Anche tu... immagino... sei stata carina con loro..."

"Ho fatto del mio meglio... posso dirti che mi sono sembrati molto soddisfatti..." Il suo tono vagamente compiaciuto mi faceva incazzare. Ma provavo anche uno strano indefinibile turbamento.

"A sentirti parlare si direbbe che ti sei addirittura divertita..."

"Beh... visto che dovevo farlo... a quel punto tanto valeva pensare anche un po' a divertirmi... Ho fatto male?"

"No... no... figurati..." replicai in tono sarcastico. Mi accorsi che il cazzo mi si stava gonfiando nei pantaloni.

"Se ti scocciava tanto potevi fermarmi... Sarebbe bastata una parola... Ma probabilmente in quel momento ti premeva di più salvarti il culo..."

"Cosa devo fare, allora? Ringraziarti?" ribattei, piuttosto alterato.

Per un attimo sembrò incupirsi. Fino a quel momento, da quando era tornata in macchina, era stata piuttosto fredda con me. Mi aspettavo che stesse per esplodere lo scazzo. Invece, sorprendendomi, sorrise e cominciò a parlarmi con dolcezza.

"Dai, Marco. Non fare così. Eravamo in guai seri. Ne siamo usciti per miracolo. Non roviniamo tutto litigando tra noi. In fondo non è successo niente di così brutto."

Questo cambiamento di tono mi spiazzò. Da un lato la sua serenità leniva il mio senso di colpa. Ma quello strano sentimento di agitazione, e di eccitazione, veniva amplificato dal suo atteggiamento ambiguo.

"Niente di brutto, eh? Se lo dici tu..."

"Sono stata su un'auto con due uomini e ho fatto un paio di pompini... Che vuoi che sia?... Se pensi a quello che stava per succedere..."

Non dissi niente. Mi concentrai sulla strada, con un'espressione imbronciata. Il mio cazzo era sempre più duro. Lei allungò il braccio sinistro a scompigliarmi affettuosamente i capelli.

"Ma davvero ti sei divertita?" le chiesi, con voce incerta. Non sapevo cosa mi auguravo che lei rispondesse.

"Se devo essere sincera... ebbene, sì... Mi sono divertita... Ti scoccia?"

"Beh..." risposi.

"Non è meglio così?... Preferivi che per me fosse un'esperienza orrenda? Piena di schifo e di ribrezzo?..."

"No... No... Non voglio dire questo..."

"E allora? Non è molto meglio se mi sono divertita?"

"Ma sì... Forse sì... meglio così..." riconobbi, anche se non ero troppo convinto.

Sorrise. Aveva apprezzato questa mia concessione. Si strinse al mio fianco affettuosamente e cominciò a baciarmi il collo mentre guidavo, poggiando la sua mano sulla mia coscia destra, vicinissima al bozzo sul davanti che lasciava intuire il mio stato.

"Tu lo sapevi che alla tua porcellina prenderlo in bocca piace..." mi sussurrò all'orecchio con tono da monella. "Tutta colpa tua... Sei stato tu a farmelo scoprire..."

"Pensavo valesse solo per il mio..."

"Pensavi male, tesoro..." e riprese a leccarmi il collo ed il lobo dell'orecchio.

La sua mano cominciò a palparmi il pacco da sopra i pantaloni, e presto prese ad armeggiare con la zip. Facevo fatica a tenere la macchina in carreggiata. Lei continuava a parlare.

"Tu penserai che sono pazza... io stessa non avrei mai creduto di reagire così... ma non puoi capire quanto fosse eccitante quella situazione... Due uomini in divisa, armati... due bei fusti... e io da sola, nella loro macchina, completamente in loro potere... costretta dalle circostanze ad accontentarli... Tra le cosce ero un lago ancor prima di iniziare..."

Me lo aveva preso in mano e mi masturbava, molto lentamente. Ma era così duro che bastava sfiorarlo per darmi scariche di piacere. Le sue parole facevano il resto.

"Sono stati molto gentili con me... Mi hanno messo a mio agio... Uno stava dietro con me a farsi servire... L'altro, davanti, stava girato e si godeva lo spettacolo... Poi quando ho finito col primo si sono scambiati di posto... Facevano commenti... dicevano che ero davvero brava... che con la bocca ci sapevo fare... io mi esaltavo perché inizialmente avevo il terrore di fare la figura della ragazzina sprovveduta... Poi dicevano che si vedeva che mi piaceva farlo... facevano commenti sempre più spinti... ma io mi eccitavo ancora di più e mi facevo in quattro per compiacerli... Non capivo niente... era una situazione talmente assurda... ma così eccitante..."

Tornò a leccarmi sul collo. Sapevo cosa aveva fatto quella lingua appena pochi minuti prima, ma ero troppo arrapato per esserne infastidito.

"Ho le mutandine zuppe solo a ripensarci... ti prego, fermiamoci da qualche parte... sto morendo di voglia..."

Non aveva bisogno di dirmelo. Già da qualche minuto mi ero indirizzato verso uno spiazzo ben noto. C'erano già quattro o cinque macchine con le rispettive coppiette, ma questa era una garanzia più che un fastidio. Appena mi fermai mi sorprese con una richiesta insolita.

"Mettiamoci ai posti dietro!"

"Ma..."

"Ti prego... fa' come ti dico..."

Mi risistemai, ricacciando con qualche difficoltà il cazzo duro nei boxer e riabbottonando i pantaloni. Poi uscii e mi trasferii nel sedile posteriore dietro al posto di guida. Lori esitò qualche momento in più fuori dall'auto. Infine aprì la portiera.

"E' permesso?" chiese in tono educato.

Non risposi. Non capivo perché chiedesse il permesso. Entrò e si sedette, chiudendosi lo sportello alle spalle. Mi rivolse un sorriso quasi timido.

"Bene... Eccomi qui." disse.

Mi guardava negli occhi attentamente, quasi volesse trasmettere un messaggio col pensiero.

"Io sono pronta. Posso cominciare?" Il tono era sempre compito ed educato.

Capii di colpo le ragioni di quello strano comportamento. Stava replicando quello che era successo nella macchina dei carabinieri. Voleva rivivere quei momenti che l'avevano tanto eccitata, e probabilmente anche divertirsi a farmi assistere. Non capivo se per punirmi, per provocarmi, o per cosa, ma l'idea mi arrapava potentemente. Lori capì che finalmente c'ero arrivato e ripeté, con voce più bassa: "Posso cominciare, brigadiere?"

Biascicai un "Prego..."

Mi sorrise. Si avvicinò a me mettendo un ginocchio sul sedile e portando le mani verso la mia cintura. D'istinto feci lo stesso, con l'intento di aiutarla per accelerare le manovre. Ma lei mi bloccò le braccia e le rimise al loro posto con un gesto deciso che intuii essere rivolto a me, non al brigadiere. Il tizio aveva lasciato fare a lei, si era fatto servire in tutto e per tutto, e Lori ci teneva a essere fedele nei dettagli.

Con mano sicura, sebbene per l'eccitazione non fosse fermissima, mi slacciò prima la cintura, poi il bottone dei pantaloni, infine la zip. Afferrò poi insieme l'orlo dei pantaloni e quello dei boxer per portarli in basso, oltre il ginocchio, verso le caviglie, facilitata dal mio movimento di schiena per lasciar scorrere gli indumenti sotto il culo. Seguivo con estrema attenzione ogni suo gesto, ogni sua espressione, e ricostruivo mentalmente la stessa scena nell' Alfa. Lori lo sapeva e recitava per me: sapeva benissimo che ogni cosa facesse aveva la doppia lettura. E io sapevo che lei sapeva.

Appena liberato dagli ostacoli, il mio cazzo svettò immediatamente in alto, durissimo. Ma sicuramente non fu questo a suscitare il suo appena accennato "oohh" di meraviglia. Quello era una replica fedele del primo impatto visivo con il nuovo cazzo, avvenuto qualche decina di minuti prima. Il suo "oohh" era una graziosa riverenza al cazzo del brigadiere. Una certa luce maliziosa nei suoi occhi me lo confermò.

Lo prese in mano e lo accarezzò dolcemente. Avvicinò la testa, chinandosi in avanti, ma inizialmente solo per guardarlo meglio, mentre lo teneva tra le dita, scoprendo delicatamente il glande. Esplorò curiosamente con lo sguardo ogni angolo, come se volesse studiarselo bene. Io non vedevo l'ora che cominciasse a lavorarlo di bocca, ma non capivo se per la voglia di sentire la sensazione delicata delle sue labbra e della sua lingua sul mio cazzo, o per la perversa curiosità di assistere, sia pure in replica, al pompino che aveva fatto al brigadiere.

Lei percepì la mia impazienza, e sorrise compiaciuta. Poi, senza staccarmi gli occhi di dosso, disegnò un complicato arabesco con la lingua sulla cappella. Quindi mi omaggiò, o meglio omaggiò il brigadiere, di un "mmmmmm" deliziato. La guardai un po' allibito e lei ricambiò lo sguardo con un sorriso furbo, prima di tornare al lavoro sul mio (mio?) cazzo.

Il concetto di fondo fu presto chiaro, e d'altro canto i discorsi precedenti lo lasciavano chiaramente intendere. Non era stato certo un pompino frettoloso, fatto per sbrigare la pratica. Lori si era davvero gustata quel cazzo nuovo, e i suoi continui sospiri e mugolii lo testimoniavano. Mi augurai che non fosse stata altrettanto esplicita nel manifestare il suo piacere, e che ci fosse un po' di esagerazione solo per la messa in scena a mio beneficio. Ma non ci avrei scommesso un centesimo. In precedenza lo aveva detto chiaramente: era eccitatissima ancor prima di cominciare. E poi i commenti dei due la eccitavano, e credo proprio che avesse fatto il possibile per stuzzicarli e provocarli.

Era un pompino a cinque stelle. Fatto per durare a lungo e per dare il massimo del godimento, e questo corrispondeva effettivamente ai tempi che avevo potuto misurare io stesso dall'esterno. Lori pompava con la bocca per una decina di secondi, facendo scivolare morbidamente le sue labbra lungo l'asta, poi si interrompeva per lavorare voluttuosamente di lingua, poi lo riprendeva in bocca, poi ci giocava un po' con le mani. Periodicamente mi rivolgeva sguardi maliziosi, e non capivo se erano per il brigadiere o se erano per me. Ero eccitato all'inverosimile.

Ad un certo punto, dopo avermi dato un'occhiata ancora più diabolica del solito, si tuffò con la testa tra le mie cosce e prese a leccarmi le palle. La cosa mi turbò. Aveva leccato le palle ai carabinieri? Diamine, che bisogno c'era? Si può fare un pompino galattico senza bisogno di abbassarsi a slinguazzare lo scroto! Era stata proprio una troia a fare una cosa del genere! Lei intercettò il mio sguardo sconcertato e soffocò una risatina. "Tutto bene, Brigadiere?" mi chiese, ironica, e intensificò provocatoriamente i suoi omaggi di lingua ai miei (miei?) coglioni e i suoi musicali sospiri di delizia. Arrivò persino a prenderli in bocca e a succhiarli dolcemente, uno per uno, mugolando golosa, come se fossero di marzapane.

Fu allora che decisi di arrendermi. Ero troppo arrapato per tenere in piedi anche il minimo risentimento per i suoi comportamenti. Ogni dettaglio che me la rivelava come una laida puttanella succhiacazzi, invece di irritarmi, mi intossicava di libidine. Man mano mi scoprivo perversamente entusiasta dei suoi atteggiamenti più sfacciati. Riconobbi la mia resa incondizionata e gliela offrii insieme ad un omaggio. Mancava infatti un dettaglio per completare la ricostruzione dei suoi momenti bollenti nell'Alfa, e non era un dettaglio da poco. Certo, io non ero stato presente e dovevo improvvisare. In realtà non era difficile immaginare. Ma comunque la cosa più importante era la mia resa e l'offerta della mia totale complicità. Lori avrebbe capito e apprezzato.

"Signorina..." dissi, scimmiottando un improbabile accento siculo, "mi sta facendo davvero un bel lavoretto. Dovrò proprio cancellare la multa a quello stronzo del suo ragazzo..."

Lori fece un mugolio di pura libidine, e mi guardò con amore e gratitudine. "Lei è così carino e gentile, brigadiere... Voglio proprio farle un pompino coi fiocchi..."

"Migliore di quelli che fa al suo ragazzo?"

"Mille volte migliore, Brigadiere... Ci sto mettendo tutta me stessa... Spero di cavarmela... E' la prima volta che prendo in bocca un cazzo così grosso..." e mi scoccò un'occhiata malandrina.

Digerii l'informazione implicita ostentando noncuranza, e rilanciai. "Pensi, signorina, che il mio collega ce l'ha ancora più grosso..." risposi.

"Mmmmm.... Che meraviglia!... Non vedo l'ora di provarlo... Spero di essere all'altezza..." e mi guardò con una certa divertita sorpresa, come se si chiedesse come facessi a saperlo. Non lo sapevo. Avevo tirato a indovinare. A quanto pare ci avevo preso.

Continuai a sollecitarla con commenti, gentili nei toni, ma pesantissimi nei contenuti, sulla sua abilità orale. Mi accorsi che ne era eccitatissima, e anche io ero eccitato come un pazzo da questo gioco e dallo show di Lori. Qualche volta mi rispondeva a tono, sempre usando il "lei", sempre magnificando la cortesia dei due brigadieri, la delizia che le dava succhiare quel grosso cazzo, l'aspettativa di assaggiare quello ancora più grosso del collega, la sua determinazione ad offrire ad entrambi il miglior servizio orale possibile. Altre volte, soprattutto quando il commento era molto spinto, si limitava a mugolare con il cazzo in bocca, intensificando il lavoro di labbra e di lingua. Io continuavo ad immaginarmela sull'altra macchina, a comportarsi nello stesso identico modo di fronte ai commenti dei due, mentre sbocchinava il cazzo di un estraneo, e un altro estraneo si godeva la scena, pronto a subentrare.

Nel frattempo Lori si era messa carponi, in ginocchio sul sedile, che è la sua posizione preferita quando i lavoretti orali volgono al termine e bisogna sveltire il movimento della bocca. Sicuramente aveva fatto lo stesso sull'Alfa. Il suo culetto, comodamente vicino, era una tentazione notevole. Non credo solo per me. Allungai una mano per palpeggiarla da sopra la stoffa, chiedendomi se qualcuno aveva già avuto la stessa idea.
Con un gesto rapido lei slacciò il bottone dei pantaloni e fece scorrere la zip. Erano pantaloni a vita molto bassa, secondo la moda, e bastò farli scivolare pochi centimetri insieme alle mutandine perché tutti i suoi tesori fossero raggiungibili. Tornò a succhiare il cazzo col suo bel culetto bene in vista, puntato verso il cielo, e immaginai che qualcun altro poco prima aveva goduto dello stesso spettacolo. E non solo dello spettacolo, naturalmente.

"Oh, brigadiere... mi tocchi, la prego... mi faccia sentire le sue dita..."

La fica era un lago, al punto che i suoi succhi avevano lubrificato anche il buchino posteriore. Usai le dita per penetrarla in entrambe le aperture.

"Sì, brigadiere... la prego continui..."

Non riuscivo a capire quanto fosse improvvisazione del momento e quanto invece fosse davvero successo dentro quell'auto. Davvero si era messa in quella posizione col culo e la fica al vento? Davvero si era fatta toccare così "a fondo"? Davvero li aveva invitati lei stessa a farlo? Ogni tanto mi guardava di sottecchi e intuiva benissimo quali fossero i miei dubbi. Poi si divertiva a provocarmi ulteriormente, o forse a darmi tra le righe le risposte.

"Continui, la prego... Mi piace così tanto sentire un dito nel culetto mentre succhio un bel cazzo... Quasi non posso farne a meno..."

Decisi per il sì. La troietta si era fatta diteggiare, e me lo stava confessando. L'idea mi eccitò ulteriormente. Provai ad immaginarmi i commenti che la cosa aveva provocato e li replicai, andando molto sul pesante. Non credo che i due si fossero trattenuti molto, mezzora prima. L'atmosfera sarà stata senza dubbio bollente. Lori rispondeva sospirando e mugolando sul mio(?) cazzo, senza staccarsi un attimo.

C'era un'altra cosa che mi premeva sapere. Non mancava molto.

"Signorina... sto per godere..."

Mi scoccò un'altra occhiata assassina.

"La prego, Brigadiere... mi venga in bocca... ho tanta voglia di bere il suo sperma..."

Anche questo dubbio me l'ero tolto. Mollai i freni e venni, lasciando esplodere tutta la tensione e l'eccitazione di quelle ultime ore. Lei succhiò golosa, come faceva sempre, e inghiottì tutto. Impossibile pensare che non l'avesse fatto anche con gli altri. Aveva quindi appena bevuto la terza sborrata nel giro di un'ora, da tre "fonti" diverse. Continuò a succhiare e leccare fino a mungermi l'ultima goccia. Poi tornò a sedersi vicino a me, che continuavo ad avere il fiato grosso per l'orgasmo.

"Ora puoi baciarmi, tesoro..." mi disse, uscendo dal "gioco" e offrendo le sue labbra morbide alle mie.

"Prima non potevo?" chiesi curioso.

"Ora se senti sapore di cazzo e di sperma nella mia bocca, sai che è il tuo..."

"E se ti avessi baciato prima?"

"Avresti sentito ugualmente un buon sapore di cazzo e di sperma..."

"... ma non il mio..."

Sorrise, con gli occhi che le brillavano. "No, tesoro... non il tuo..."

Ci baciammo a lungo.

Scoprimmo presto di essere ancora pervasi da una frenetica eccitazione. Mi ricordò che adesso era il turno del secondo brigadiere. Mi fece addirittura rivestire per fare la sceneggiata del cambio di posto, spingendomi a uscire e rientrare nell'auto. Lei invece non si rivestì. Per tutta la durata del secondo pompino tenne pantaloni e mutandine calati sino alle caviglie, lasciandosi liberamente palpare, diteggiare e masturbare dal secondo brigadiere. Raggiunse anche un paio dei suoi intensi e pirotecnici orgasmi, offrendo ai due carabinieri l'ennesimo spettacolo nello spettacolo. Quei due avevano pescato proprio bene, e dovevano essersi divertiti parecchio.
Quella sera tornai a casa distrutto e confuso, ma con la convinzione di aver passato un pomeriggio indimenticabile. E non in senso negativo.

Da quel giorno il "gioco del brigadiere" divenne una presenza fissa dei nostri momenti di sesso. Man mano l'episodio si arricchì di dettagli di fantasia e nel nostro gioco diventarono sempre più porche e perverse le richieste dei due brigadieri (da me interpretati) a Loredana, cui lei acconsentiva sempre con gioia, con la scusa di qualche multa da evitare. Ben presto non ci furono più volte in cui i due brigadieri (sempre interpretati da me) non se la scopassero e inculassero a turno, nell'auto. Lei si eccitava sempre tantissimo all'idea di concedersi in ogni modo ai due militari in quella torbida situazione, e io mi arrapavo come un pazzo a mia volta per le sue interpretazioni sfacciate. Quando invece della macchina avevamo a disposizione una camera da letto il gioco si faceva ancora più elaborato e lei veniva portata direttamente al Comando per offrirsi con generosità a tutti i presenti (sempre interpretati dall'infaticabile sottoscritto).

Dopo qualche anno la nostra relazione finì. Seppi poi che Lori si era messa insieme a un giovane allievo ufficiale dei Carabinieri. Accolsi la notizia con una certa ilarità. Immaginai i suoi genitori, orgogliosi di vedere finalmente la loro bambina con un ragazzo "come si deve". Avessero saputo la verità...

 

Ultimo racconto

Senza Amore

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