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Ancora Serate

 
Come già successo altre volte, proprio nel momento del bisogno, il cellulare squillò. Ero appena uscito dalla palestra e stavo tornando a casa, a piedi, passeggiando lentamente tra i profumi di una bella serata di maggio.

"Ciao, sei Tano?" disse una voce femminile sconosciuta, con un risolino imbarazzato. Avevo già capito.

"Sono io."

"Mi risulta che tu... cioè... Fai ancora serate?"

"Come hai il mio numero?"

"Ti ho visto all'opera, un paio di anni fa. Mi sono informata e mi hanno dato il tuo numero..."

Qualche anno prima avevo fatto parecchie serate. Si guadagnava bene. Poi la cosa aveva cominciato ad infastidirmi ed avevo smesso. Ma in quel momento un po' di soldi mi avrebbero fatto comodo.

"Non mi hai risposto. Lavori ancora? Fai ancora serate?"

"Solo occasionalmente..."

"E' per un addio al nubilato, in una casa privata. Una quindicina di ragazze in tutto. Quanto prendi?"

Decisi di tenermi alto.

"Cinquecento" dissi, e me ne pentii quasi subito. Avevo sparato troppo.

"Sei molto costoso... ma si può fare. E' logico che voglio controllare la merce... controllarla bene... se capisci cosa intendo."

"Quello che intendi tu non è in vendita" risposi, un po' seccato.

Dall'altra parte ci fu un attimo di gelo. Poi una risatina.

"Mi risulta che una volta non facevi così il difficile... mi sono informata, sai? Conosco bene anche i prezzi che facevi... 500 euro è una bella cifra..."

Non risposi. Quei soldi in quel momento mi servivano davvero.

"Dai! Affare fatto!" concluse lei, senza aspettare la mia risposta. "500 euro, tutto compreso. Non ci mettiamo a mercanteggiare. E' ridicolo."

Non obiettai. "Quando è la serata?"

"Tra due sabati. Una villetta sulla Cassia."

"E...?"

"Ci vedremo il giovedì prima, tra una settimana esatta. Andremo sul posto ad organizzare il tutto. Così provi lo show e ci fai... controllare la merce. Controllare bene..." disse sottolineando l'ultima frase. Non ce n'era bisogno. Il messaggio era chiaro.

"Perché parli al plurale?"

"Saremo in due. Io ed una mia amica. Qualcosa in contrario?" Aveva il coltello dalla parte del manico, e l'aveva capito. Tentai un'alzata d'orgoglio.

"Siete carine, almeno?"

"Siamo quelle che pagano. Il resto non ti deve interessare." disse sprezzante. Poi esitò e aggiunse, un po' più gentile: "Non avrai di che lamentarti. Stai tranquillo. Ci vediamo tra una settimana esatta, alle nove di sera, al 'Pizza Re' di via Oslavia. Sai dov'è?"

"Ci sarò. Per riconoscervi?"

"Ti riconosceremo noi. A presto, tesoro."

Entrai in casa e per prima cosa mi spogliai completamente davanti all'ampio specchio nella mia camera da letto. Ero in forma. Abbastanza per una serata? Mi guardai con occhio ipercritico, anche dietro la schiena con l'aiuto di un altro specchio disposto strategicamente sull'altro lato della stanza.

Avrei dovuto tirarmi un po', ma immaginai che con una settimana avrei potuto fare un ciclo di scarica e ricarica e le cose sarebbero andate meglio. C'era anche tempo per un paio di lampade su tutto il corpo. Per fortuna ho sempre avuto la carnagione scura e bastava poco per ottenere un'ottima tonalità di pelle. Provai un paio di pose ed un paio di passi di danza. L'effetto mi sembrò ottimo e l'uomo dall'altra parte dello specchio approvò soddisfatto.

Ora veniva la parte meno piacevole. Meglio togliersi il dente subito, e al telefono.

Restando nudo, mi stesi sul letto col cellulare in mano. Dopo due soli squilli, rispose. Era a casa.

"Pronto?"

"Laura?"

"Tano! Che sorpresa! Non eri in palestra?"

"Sono appena tornato. Senti... volevo avvertirti che sabato..."

Lei capì subito che qualcosa non andava. Cambiò il ritmo del respiro, anche se non disse nulla.

"Sabato quello appresso... il 21... Non posso venire a teatro con te... ho un impegno. Te l'ho detto subito così magari puoi avvertire Sara, ed andare con lei. Oppure Enzo. Lui sarebbe felice di accompagnarti..."

"Impegno? Che tipo di impegno?"

"Faccio una serata... un addio al nubilato... una villa sulla Cassia..."

Sospirò. "Ma che cazzo... Tano! Credevo che volessi finirla con questa storia!"

"Ho bisogno di un po' di soldi..."

"Avrai sempre bisogno di soldi, se non ti trovi un lavoro decente. Che diavolo, Tano, hai quasi trent'anni ormai. Quando è che crescerai?"

Facile parlare per lei. A 28 anni aveva già alle spalle un'ottima carriera aziendale. Laureata in tempi record col massimo dei voti, le conoscenze giuste in famiglia per trovare presto il posto giusto, poi tanto lavoro, tanti sacrifici, ottime capacità, grande abnegazione, e nel giro di pochi anni già guadagnava quanto un dirigente. Lavorava tutto il giorno; il poco tempo libero lo dedicava a tenersi in forma, ed era già molto bella di suo. La scarsa vita sociale, e un mal dissimulato disprezzo verso tutti i corteggiatori, la tenevano congelata in stato di single perenne. Ma una single di lusso.

L'avevo conosciuta quando le era servito un accompagnatore per una serata mondana, in cui non poteva né voleva presentarsi da sola. Qualcuno che fosse all'altezza della sua immagine pubblica. Era disposta a pagare bene. Le fecero il mio nome. Fui all'altezza, e nell'occasione facemmo amicizia. Restammo in contatto, via telefono, per un po' di tempo, finché non fu naturale uscire a cena e finire a letto.

Le prime volte era goffa, inesperta, impacciata. Poi pian piano la sua sessualità venne prepotentemente fuori, fino a trasformarsi in uno splendido animale da letto. Ho sempre pensato che le tracce che restavano del nostro primo incontro, in cui io ero l'accompagnatore a pagamento, il dipendente, e lei la padrona, l'abbiano aiutata a sbloccarsi. Con il suo carattere competitivo non si sarebbe mai lasciata andare così con un suo pari. Sono sicuro che scopa solo con me, anche se non glielo chiedo, né lei pretende di intromettersi su quello che faccio con altre donne. Non siamo una coppia. Ma siamo molto amici e scopiamo spesso. Laura è una gran fica.

 

* * * * *

"Tano! Vieni... siamo qui!"

Ero entrato da pochi secondi nella pizzeria, e già cominciavo a sentirmi un po' in imbarazzo, non sapendo bene dove andare, quando la voce che già conoscevo attirò la mia attenzione verso un tavolo con due ragazze. Si erano piazzate strategicamente: era un tavolo con buona vista sull'ingresso, ma allo stesso tempo sufficientemente appartato.

Sentivo le due paia d'occhi insistentemente addosso. Ero altrettanto curioso, ma non mi andava di darlo a vedere. Muovendomi lentamente appesi il giacchetto jeans su un attaccapanni, rimanendo in camicia. Poi mi girai e andai verso il tavolo. Una ragazza castana, coi capelli lunghi, gli occhi da gatto, mi guardava con un sorriso furbetto e mi indicava la sedia a fianco a lei. Era sicuramente quella che mi aveva telefonato. L'altra era una biondina dal viso tondo e i capelli ondulati, che mi sbirciava timidamente. Entrambe carine, senza essere eccezionali, vestite casual, poco truccate, quasi come se non volessero attirare l'attenzione.

Torreggiai un attimo presso il tavolo, coi miei 188 centimetri di altezza, costringendole a tenere la testa rivolta in alto. Poi presi posto sulla sedia.

"Sono Pauline" disse la gatta allungandomi la destra. "Tano", risposi. La biondina allungò la sua e disse "Nadia", con un filo di voce.

"Ehi, ma... non avevi i capelli lunghi?" chiese Pauline.

"Li porto corti ormai da un paio d'anni" risposi. Poi aggiunsi, gentilmente, "E' un problema?".

La biondina scosse decisa la testa, come fosse scandalizzata dall'ipotesi. L'altra volle ostentare un pizzico di esitazione, prima di dire "No... tutto sommato, no... forse sei anche meglio, così."

Dopo che il cameriere ebbe preso le ordinazioni, passammo ad argomenti più generici, per rompere un po' il ghiaccio, al punto che anche la timida Nadia partecipò alla conversazione. Ogni tanto sorprendevo Nadia a fissare i miei lineamenti, la linea delle spalle, il torace, e dava l'impressione di pensare al momento in cui avrebbe potuto mettere le mani su tutto quel ben di dio. Le occhiate di Pauline erano più discrete, ma non mi sfuggiva come anche lei stesse pregustando la preda. Si capiva bene che a entrambe piaceva quel che vedevano.

Mi raccontarono, senza che lo avessi chiesto, tutti gli affari dell'amica che si sposava, poi passarono in rassegna tutta la serie delle altre amiche, spettegolando senza ritegno, e spesso non risparmiando notizie che coinvolgevano la sfera sessuale. Man mano che la serata proseguiva, l'argomento sesso era sempre più gettonato. Tutte le volte che facevo un'osservazione, o raccontavo qualche fatto, sembravano pendere dalla mie labbra.

Pauline prese spunto da un mio commento per chiedermi "Ma tu ce l'hai una ragazza fissa?".

Le risposi quello che immaginavo volesse sentirsi dire, anche se era un bugia. "Sì".

"E sa che sei qui? Sa di sabato prossimo?"

"Ovviamente no".

Un lampo di soddisfazione le passò negli occhi. L'idea di fottersi il ragazzo di un'altra evidentemente le piaceva.

"Io, al posto suo, uno come te non lo lascerei uscire da solo la sera!" commentò Nadia.

"Ma non è solo!" ribatté l'amica, ironicamente. "Ci siamo noi due con lui, e vigileremo affinché si comporti bene, non è vero?"

Finita la cena, tornammo a parlare "di lavoro". Mi informai dello spazio, delle luci, dell'impianto audio per la musica, della disposizione del pubblico. E' vero che avrei visto tutto di persona tra breve. Ma era la scusa per passare ad altri dettagli "tecnici".

"Mi volete depilato? Intendo braccia, gambe, torace..."

Sembrarono sorprese dalla domanda. Si guardarono. Nadia era per il no, ma Pauline era indecisa. "Non sei depilato stasera, vero?" chiese, sbirciando nella scollatura della mia camicia.

"Ovviamente no. Nel caso, lo faccio all'ultimo momento."

"Beh, allora lo decideremo più tardi, quando vedremo direttamente che effetto fanno i tuoi peli."

"D'accordo. Un'altra cosa. Sabato devo togliermi tutto? Devo mostrare... tutto?"

"Certo che sì!" rispose Pauline, e Nadia ridacchiò: "The full monty!".

"Non so... lo chiedo perché magari... qualcuna delle vostre amiche potrebbe esserne infastidita..."

"Vuoi scherzare? Quelle troie infastidite dalla vista di un cazzo? Ahahaha! Si vede che non le conosci..."

* * * * *

Qualche decina di minuti dopo ero nel seminterrato di una lussuosa villetta in zona Olgiata, di proprietà del padre di Pauline. Un imprenditore, mi disse, quasi sempre all'estero per affari. C'era un impianto luci quasi professionale, e un ottimo sistema hi-fi sul quale non avrebbe trovato da ridire nemmeno il più esigente dei DJ. Era chiaro che in quella grossa sala si tenevano frequenti feste danzanti. Ero in piedi su una specie di palchetto di legno, con varie sedie e poltrone sistemate di fronte, ampiamente sufficienti per le quindici ragazze che sarebbero state il mio pubblico il sabato successivo.

Sulle due poltrone centrali in prima fila si erano comodamente sistemate Pauline e Nadia, ma non riuscivo a vederle benissimo, accecato come ero da un faretto che mi sparava addosso. Pauline si era accesa una sigaretta e le volute di fumo sembravano attratte dal cono di luce. Partì il primo dei pezzi del mio CD, sul quale erano masterizzati i brani musicali, e diedi inizio alla prova generale dello spettacolo.

All'inizio il tono dell'esibizione era sull'ironico, quasi sul comico. Mi vestivo da medico, poi da pompiere e mi spogliavo fino alla biancheria, continuando a manipolare allusivamente prima uno stetoscopio, poi un pezzo di tubo da estintore. L'atmosfera di complicità che si era stabilità sin dalla cena con le ragazze mi facilitava, e sentivo che stavano divertendosi.

Presto arrivò il momento di fare le cose sul serio, con la musica che si accordava perfettamente al cambiamento di stile. Le mie movenze si erano fatte meno scherzose e più sensuali. Mi concentrai. Da quel momento era necessario uno stato mentale orientato al sesso. Pensai alle due ragazze che mi stavano guardando, immaginai il loro desiderio che cresceva, la loro aspettativa per quello che sarebbe successo dopo. Pensai che tutto sommato erano due belle pollastrelle, e non sarebbe stato male dar loro tutto quello che chiedevano, e di più.

Mi liberai dalla divisa da soldato dei marines, che costituiva il mio terzo travestimento. Rimasi in camicia verde militare e con un paio di boxer. Poi, con la schiena rivolta al pubblico, feci scivolare in basso lentamente i boxer e rivelai un perizoma rosso. Era così minuto da lasciare del tutto scoperto il culo, che ondeggiava oltraggiosamente, e davanti faticava a contenere il pacco, che cominciava a risentire del mio stato mentale.

Ogni passo di danza, ogni ancheggiamento, faceva guizzare i muscoli delle gambe e dei glutei, mentre mi slacciavo la camicia. Davanti, sembrava che il cazzo stesse per sgusciare fuori da un momento all'altro, e percepivo come il dettaglio facesse effetto sul mio pubblico. Ma per me era motivo di massima cautela. Per la riuscita dello spettacolo doveva restare al suo posto, fino al momento giusto.

Gettai la camicia in terra lontano rimanendo del tutto nudo, fatto salvo il perizoma. Feci contrarre alternativamente i muscoli di spalle, torace e schiena, e presi a volteggiare a tempo di musica, ma avevo l'impressione che il grosso dell'interesse fosse sempre concentrato sulla zona mediana del corpo, comunque fossi girato.

Poi mi fermai offrendo le spalle al pubblico, e tirai un minuscolo piccolo laccio. Il perizoma si sciolse nelle mie mani. Agitai meglio il culo, prima roteandolo, poi simulando i colpi di un amplesso, ben conscio di come quel movimento stesse magnificamente disegnando i muscoli di tutta la parte inferiore del corpo. Con un trucco da prestigiatore il perizoma diventò un ampio foulard rosso e lo tenni davanti a me mentre mi giravo, celando alle ragazze l'oggetto della loro, ormai famelica, curiosità.

Era la parte più difficile. Per riuscire perfettamente nel gioco dovevo stare in uno stato preciso di semierezione, né troppo, né troppo poco.

Ero in piedi, completamente nudo, immobile, i muscoli contratti e lucidi di sudore. Coi gomiti alzati, le mani tenevano aperto il fazzolettone a pochi centimetri dal mio corpo. Le ragazze si aspettavano che da un momento all'altro lasciassi cadere il foulard, rivelando tutte le mie grazie nascoste. Io invece aspettavo il passaggio giusto del brano ritmato che faceva da sottofondo, quando la musica lasciava il posto alla base di basso e batteria.

"TUM, TUM, TUM"

Se ne accorsero subito, con un gridolino contemporaneo. In corrispondenza ad ogni battuta di grancassa, il foulard riceveva un colpo deciso da dietro, di qualche corpo contundente rigido, che lo gonfiava e lo rilasciava ritmicamente. Quel qualcosa che si agitava a tempo dietro la stoffa contrastava con la perfetta plastica immobilità del resto del mio corpo. Era l'unica parte di me che si muoveva, e lo faceva con ritmica prepotenza.

"Oh, mio dio!" sentii gridare da Nadia, parzialmente coperta dalla musica.

Con un gesto improvviso delle mani portai il foulard ad avvolgersi intorno al mio cazzo, e ne approfittai per stringerlo con le dita e portarlo alla piena erezione. Nel contempo mi girai di fianco. Conoscevo benissimo l'effetto scenico di quel grosso cilindro ricoperto di seta rossa che si staccava dal mio basso ventre, a mo' di bandiera arrotolata.

Al momento giusto afferrai un pizzo del foulard e lo srotolai via. Come sempre in quel momento dovetti trattenere un sorriso. Un mio amico prestigiatore (lo stesso che mi aveva fornito il trucco del perizoma che diventa foulard) mi aveva garantito che lui sarebbe stato capace di far comparire una colomba bianca, fuori dal foulard, in quel momento dello spettacolo, e il ricordo di quella affermazione suscitava sempre la mia ilarità.

Lanciai via il foulard nel momento esatto in cui la musica finiva, e rimasi così, di profilo, nella posizione in cui meglio si può apprezzare l'incurvatura verso l'alto della mia erezione, una posa quasi da discobolo, col busto ruotato verso il pubblico.

"Bravissimo! Eccezionale!" Pauline si era alzata e mi veniva incontro battendo le mani. Si avvicinò e mi abbracciò, sfiorando avidamente le mie spalle ed il collo. Mi diede un bacio su entrambe le guance: "Sabato sera le ragazze impazziranno!" miagolò, mentre non sembrava affatto infastidita dalla mia erezione che si intrometteva tra me e lei e le si strofinava contro.

Subito dopo arrivò Nadia, che volle esternare anche lei la sua soddisfazione con il doppio bacio. Ma mentre mi giravo verso la biondina, sentii la mano dell'altra che si era impadronita del mio cazzo. La festa stava cominciando.

"Guarda Nadia... guarda che meraviglia di cazzo..." sussurrò Pauline all'amica, che arrossendo abbassò lo sguardo.

"Dai, cosa aspetti... prendiglielo in bocca..." continuò, e così dicendo spinse in basso la spalla di Nadia che, docile, si inginocchiò. Senza il coraggio di alzare lo sguardo verso me e verso Pauline, che la guardava sorridendo divertita, la biondina afferrò il cazzo con la destra e se lo infilò nella bocca. Aspettò qualche secondo, come per prendere confidenza. Il cazzo la costringeva a tenere le fauci innaturalmente spalancate. Poi cominciò a fare su e giù con la testa, accompagnandosi con ritmici mugolii di eccitazione.

La gatta mi guardò negli occhi e mi sorrise con un'espressione di perversa complicità. Poi afferrò la mia nuca con una mano e attirò la mia faccia contro la sua bocca aperta. Risposi con la lingua al frenetico movimento della sua, ma non feci durare il bacio molto a lungo. Presto le posai una mano sulla spalla e, ripetendo il suo stesso gesto, la spinsi ad inginocchiarsi accanto all'amica.

Mentre si abbassava mi rivolse uno sguardo di fuoco puro.

Scostò la biondina con una specie di gomitata, e quest'ultima malvolentieri abbandonò la presa della sua bocca sul mio cazzo. Poi mi rivolse ancora quello sguardo di fuoco, un misto di sfida e di eccitazione, e scatenò una tempesta di labbra, lingua, denti e saliva su tutta l'asta. Ci sapeva fare, e mi parve onesto rendergliene merito con un paio di grugniti di piacere. Nel frattempo le sue mani palpavano con gusto le mie natiche, e viaggiavano libere fino al solco, dove tentavano con unghie affilate l'apertura anale. La biondina, dal canto suo, si era ripresa dal trance e, abbracciandomi la coscia destra, cui si appoggiava con tutto il peso, riusciva ad infilare la testa a fianco a quella dell'amica, per darmi qualche slinguata sulle palle, o sulla parte dell'asta che l'altra lasciava libera. Io osservavo placido le mie datrici di lavoro, accucciate ai miei piedi, che si contendevano il mio cazzo a colpi di bocca e lingua. Tutta la scena aveva una certa eleganza strutturale, su quel palco di legno e ben illuminata dai faretti. Sarebbe stata ideale per un gruppo scultoreo. Mi chiesi oziosamente se esistessero scultori hard core.

Presto Pauline si alzò in piedi. "Basta... andiamo in camera da letto... saremo più comodi... Nadia?... NADIA??" La biondina, appena avuto campo libero, si era tuffata a tutta bocca sul mio cazzo e non sembrava tanto disposta a lasciarlo andare. Però, di fronte alle insistenze dell'amica, con un sospiro, mollò la presa delle sue labbra morbide e si alzò. La gatta mi prese il cazzo in una mano e mi tirò, come fosse un guinzaglio, verso un'altra zona di quella villa.

Pochi istanti dopo, mentre Nadia ancora era alle prese con i vestiti da togliersi, Pauline era già stesa sul letto e mi faceva cenno di avvicinarmi a lei. Un po' a sorpresa, sotto l'abbigliamento casual, aveva scoperto calze e reggicalze nere, roba di qualità e molto sexy. Gli accessori impreziosivano un corpicino abbastanza asciutto e spartano, con fianchi stretti e tette piccole, ma tutto sommato ben fatto. Non sarebbe stato un sacrificio scoparmela.

Mi stesi al suo fianco, e mentre le mulinavo la lingua in bocca correvo con le mani sul suo corpo a caccia di punti piacevoli da toccare. I capezzoli risposero pronti ai leggeri pizzichi di pollice ed indice, ed una volta eretti sembravano enormi su quelle tettine. Indugiai con la mano nelle zone alte del ciuffetto scuro di peli pubici, il tempo necessario perché lei, inarcando impercettibilmente il bacino, cercasse di avvicinare il sesso alle mie dita invitandomi tacitamente ad affondare la carezza.

Esplorai allora il contorno delle grandi labbra apprezzando come la zona fosse già abbondantemente bagnata. Nel frattempo con la bocca avevo raggiunto il seno, giocando con denti e lingua sui suoi capezzoli. Feci cenno di scendere ancora più in basso con la faccia, ma lei mi fermò. "Non serve... ti voglio dentro... subito..."

Lasciai spazio alla sua mano che tornò ad afferrarmi il cazzo e a masturbarlo brevemente per prepararlo alla penetrazione. Poi fui sopra di lei, che mi aspettava ansiosa, con le cosce spalancate e le ginocchia sollevate. Lo afferrò e se lo guidò dentro. "Fai piano..." mormorò, "sei... sei... enorme..."

Usai delicatezza. Il momento dell'introduzione è sempre il più gustoso. Non c'è niente di così piacevole come la sensazione di morbide pareti vaginali che cercano faticosamente di adattarsi alle tue dimensioni. Inoltre c'era una certa soddisfazione nel leggere sulla faccia di quella ragazza, una tipa che probabilmente ne aveva fatte di cotte e di crude, la stessa espressione di una verginella di fronte alle inedite sensazioni della sua prima scopatina.

Mi feci largo tra quella morbidezza umida fino a raggiungere il fondo. Poi, lentamente lo tirai tutto fuori fino alla punta per poi immergerlo ancora, piano piano. Era ancora abbastanza stretta da godersi, e farmi godere, ogni millimetro di movimento. I suoi urletti accompagnavano l'ondeggiare lento del mio bacino. Piano piano la lubrificazione aumentò e la frizione diminuì, attirandomi verso ritmi più sostenuti.

"Sto impazzendo..." diceva sospirando, "Mi stai riempiendo tutta... Hai un cazzo meraviglioso... e lo usi divinamente... siiii.... scopami... fottimi... ancora..."

Nel frattempo la biondina si era spogliata. Anche lei indossava, ma dando l'impressione di minor dimestichezza, della biancheria intima molto carina. Doveva averla acquistata per l'occasione. In compenso aveva addosso molta più roba propria. Uno stupendo paio di tette faceva bella mostra di sé straripando da un reggiseno quasi del tutto trasparente, e l'elastico filiforme di mutandine minuscole circumnavigava dei bei fianchi generosi. Non ero riuscito apprezzare tutto quel materiale pregiato sotto gli abiti semplici che portava in precedenza. Si era stesa di fianco a noi ed osservava affascinata l'andirivieni del mio culo e le espressioni di beatitudine dell'amica. Non osava disturbare la magia di quel momento, ma era visibilmente eccitata. Ed io, pur restando concentrato sulla gatta che si agitava mugolando sotto di me, pregustavo il momento in cui avrei potuto godere di tanta abbondanza, sicuro che anche lei non vedesse l'ora.

Decisi di non farla attendere molto, così passai ad offrire a Pauline la mia specialità. Una vecchia amica, che l'aveva provata con gusto moltissime volte, la chiamava "il cavaturaccioli". Si tratta di aggiungere al normale movimento di scopata una rotazione, non troppo ampia ma decisa, a livello di osso sacro. In questo modo il cazzo, facendo perno sull'imbocco della vagina, si trova a spingere con una certa forza, alternativamente, in tutte le direzioni, come un grosso batacchio in una piccolissima campana. Le donne impazziscono per l'effetto di questo rimescolamento, soprattutto quando, nella rotazione, il cazzo va a "rintoccare" sulla parte davanti, sollecitando dall'interno tutta la zona sensibile tra punto G e clitoride.

E' una tecnica che richiede una flessibilità di bacino che hanno in pochi, e che deve essere costantemente tenuta in allenamento. Per fortuna nei miei anni più giovani avevo frequentato delle scuole di danza afro-cubana. Fu proprio un ballerino cubano a confidarmi come quella certa mossa potesse essere preziosa in camera da letto più che sulle piste da ballo. Gli altri uomini possono provare ad agitare un po' il culo per cercare di ottenere lo stesso effetto, ma fanno solo una gran fatica ed al confronto quello che si ottiene non vale la pena, se non come momentanea diversificazione al ritmo della scopata.

Pauline aveva gli occhi di fuori. Sembrava in estasi mistica. Quando fu irrimediabilmente vicina all'orgasmo presi a morderle il collo e il lobo dell'orecchio e a stringerle un capezzolo tra le dita, senza smettere il "cavaturaccioli". Venne urlando come una forsennata, e continuando per un paio di minuti buoni a contorcersi e a grufolare frasi senza senso, mentre continuavo a muovermi piano dentro di lei mantenendo acceso il fuoco dell'orgasmo.

Quando tornò in sé mi rivolse un'occhiata dolcissima e mi disse, con voce insieme docile e decisa: "Voglio vederti ancora. Ti voglio scopare ancora. Non puoi dirmi di no. Ti do tutto quello che vuoi..."

Io le sorrisi. "Ne parleremo. Ma ora tocca alla tua amica..."

"Noooo!" gridò subito lei, afferrandomi decisa i glutei per evitare che uscissi dalla sua fica.

"Sì... Sì... Tocca a me!" Squittì contemporaneamente la biondina.

Con garbo mi divincolai e lo estrassi dal ventre di Pauline, che accompagnò l'operazione con un muggito di disperazione. Era gonfio e durissimo, come solo una fica disponibile può rendere un cazzo, e l'effetto estetico era completato dai succhi che lo rendevano lucido, conferendogli un vago aspetto metallico. Nadia lo guardò ingolosita. "Tocca a me!" disse ancora. L'altra reagì apostrofandola con disprezzo "Puttana che non sei altro!"

La biondina, che nel frattempo si era liberata di mutandine e reggiseno, si stese e spalancò subito le cosce, offrendo senza mezzi termini l'accesso al suo bocciolo di carne. Ma io pensavo che dovesse fare qualcosa per meritarselo, ed invece di accomodarmi tra le sue cosce accoglienti, mi avvicinai al suo viso, in ginocchio, e le sbattei il cazzo sotto il naso.

"Leccalo, su... Puliscilo bene con la lingua..."

Mi guardò dal basso intimidita e ubbidì prontamente. Pauline intervenne subito: "Dai, troia, leccati tutta la mia sbroda!" Nadia continuò senza commenti, e sembrò addirittura eccitata dal rilievo dell'amica. Mentre Nadia succhiava e leccava, Pauline mi si affiancò, anche lei in ginocchio sul letto, e cominciò a ricoprirmi le labbra ed il viso di bacini e leccatine, sussurrando che le piacevo, che l'avevo fatta godere da impazzire, che non intendeva farsi sfuggire un tipo come me. Io non rispondevo. Mi prestavo paziente ai quei vezzeggiamenti che facevano da controcanto a quelli di Nadia su tutta la lunghezza del cazzo.

"Ok, basta così... ora ti scopo..." dissi a Nadia, che prontamente tornò a stendersi sulla schiena e a spalancare le cosce.. Ma per la seconda volta inutilmente.

"Non così... mettiti carponi."

Di nuovo, Nadia si mostrò docile ed ubbidiente, mettendosi con il culo in su, pronta ad essere penetrata. Anche in quella posa, che tende a far sembrare enormi tutti i fondoschiena del mondo, il culetto di Nadia faceva un'ottima figura. Non era piccolo, ma sicuramente sodo e ben fatto. Il bordo delle autoreggenti nere, che ornava con un motivo floreale la parte superiore delle cosce, contribuiva alla sensuale eleganza dello spettacolo, il cui fulcro era comunque costituito dalle morbide ed umide labbra che si protendevano frementi. Saggiai lo stato della sua vagina infilando un paio di dita. Era bagnatissima ed abbastanza aperta. Allora poggiai la cappella e spinsi dentro. Nadia mandò un gemito, quasi di commozione.

Pauline, che era rimasta al mio fianco, mi sussurrò all'orecchio, senza farsi sentire dall'amica, comunque ampiamente distratta da ben altre questioni, "Povera Nadia, non ce la faceva più. Si è lasciata da un paio di mesi con il ragazzo e da allora è in astinenza di cazzo forzata. Non è tipa da farne a meno a lungo. Per questo l'ho portata stasera... Ma avrei fatto meglio ad averti tutto per me!"

Nel frattempo avevo afferrato le belle natiche della biondina, e me la cominciavo a sbattere contro l'uccello, con la sobria solennità di chi dà il pane agli affamati. Nei musicali gemiti della biondina sembrava quasi di percepire un senso di ringraziamento incredulo. Non capita spesso agli affamati di essere salvati ad aragosta e caviale.

Dopo pochissimi secondi Nadia ebbe un primo leggero orgasmo. Un orgasmo "da astinenza", forse provocato più dal pensiero di essere finalmente di nuovo scopata, che dalla scopata stessa. Continuai a fotterla senza interrompere. Nemmeno Pauline protestò. Evidentemente si era resa conto di come stavano le cose. Nadia ne aveva bisogno ancora.

Decisi allora di premiare la padrona di casa per il suo atteggiamento comprensivo. "Inginocchiati dietro di me, e leccami il culo" le dissi. Non obiettò: anzi si mosse con buona sollecitudine, sussurrando un "Sei un porco!" che aveva tutta l'aria del complimento. Continuando a fottere Nadia da dietro (i cui gridolini ne testimoniavano lo stato di assoluta beatitudine) passai dalla posizione in ginocchio sul bordo del letto, ad una posizione in piedi a fianco al letto, con le gambe leggermente divaricate per essere alla giusta altezza della fica di Nadia. Pauline si sistemò in ginocchio dietro di me e subito sentii le sue mani che mi allargavano le natiche e la sua lingua che stuzzicava il mio buco. Poteva lavorare comodamente perché io ero pressoché fermo, mentre con le braccia tiravo il bel culo di Nadia su e giù verso il cazzo.

Nadia si spingeva con la schiena all'indietro, cercando di imprimere alla scopata un ritmo più frenetico. Ma ero io, con le mani che stringevano le sue morbide chiappe, a tenere sotto controllo la situazione, e la facevo muovere piano avanti ed indietro, lasciando scivolare le sue labbra vaginali dalla base della cappella giù per tutta l'asta, fino al punto in cui con la punta toccavo il fondo. Pauline intanto aveva bagnato con la sua bava tutta la zona intorno al mio ano, e stava cominciando a tentare piccole penetrazioni con la punta. Lavorava con encomiabile impegno con la sua linguetta guizzante. La doppia sensazione, davanti e dietro, era deliziosa. Mi stavo divertendo parecchio.

Fummo interrotti da una buffa musichetta elettronica. "Maledizione, il cellulare!" ringhiò Pauline, abbandonando il delicato servizio per recarsi a rimestare nella sua borsa.

"Pronto?... Sì sono qui alla villetta... Sono con Nadia, con chi credevi che fossi?... Stiamo preparando la festa... Ah, non ci credi? Che stronzo che sei... Vuoi che te la passo? E se invece ti mandassi a fare in culo su due piedi, te e la tua stronza gelosia?"

Si avvicinò a Nadia porgendole il cellulare. Nadia non era lucidissima in quel momento. Avevo smesso di pomparla, ma comunque ero rimasto dentro con tutto il cazzo piantato fino alla radice, e non sembrava davvero che la cosa le fosse indifferente.

Nadia prese il cellulare e cominciò a recitare qualche monosillabo, cercando con scarso successo di fare una voce normale. Intanto Pauline era in piedi al mio fianco e mi aveva infilato un palmo di lingua in bocca, sussurrando "E' quel cornuto del mio ragazzo..."

Per fortuna la telefonata fu relativamente breve, e tornai con gusto a rimestare nella fica accogliente di Nadia. Ma Pauline, che era rimasta in piedi accanto a me, mi suggerì con un sussurro una variazione al tema.

"Fottila nel culo... le piace..."

Guardai la gatta, dubbioso. Lei mi strizzò l'occhio. Allora osservai con maggior attenzione il buchino della bionda, pochi millimetri sopra lo spacco dove stavo affondando. Sembrava un piccolo tenero fiorellino, ma un occhio esperto poteva notare come non fosse un pertugio del tutto naturale e inviolato. C'era sicuramente traccia del passaggio dell'uomo.

Mi portai il pollice della mano destra in bocca per insalivarlo bene, poi lo appoggiai sul buco e spinsi. Non solo scivolò dentro con discreta facilità, ma l'operazione fu accompagnata da un sospiro di piacere da parte di Nadia. Ripetei la procedura con il pollice sinistro, senza togliere il destro. Stavolta al posto del sospiro arrivò un urletto, che riecheggiò ritmicamente quando i due pollici cominciarono a fottere quel buchino all'unisono. Ripresi a sbattermela sul cazzo, ma tenendo i pollici dentro, e percependo sul lato inferiore dei pollici, sotto la sottile parete di carne, il movimento del mio stesso arnese. Quando sembrò essercene bisogno, feci colare ulteriore saliva dalla mia bocca per lubrificare pollici e culo. Nadia gemeva e sospirava senza soluzione di continuità per la doppia penetrazione, mentre Pauline osservava affascinata ed eccitata i due buchi dell'amica soggetti a tale brutale trattamento.

Quando, dopo qualche minuto di quel giochino, estrassi il cazzo dalla figa, era chiaro per tutti i presenti quali fossero le mie intenzioni. Ma Nadia non protestò, anzi sembrò protendere il suo culetto delizioso verso di me per offrirsi.

Mi ricevette con discreta disinvoltura, considerando che non ho dimensioni trascurabili. Anzi, cominciò presto a dare segnali di grande gradimento per come veniva inculata. Ho sempre avuto il massimo rispetto per le donne cui piace prenderlo in culo. Per pochissime è una dote naturale. La maggior parte deve coltivare questo piacere con un po' di pazienza, passando per la fase in cui fisicamente si sente soprattutto dolore ed il piacere è quasi esclusivamente mentale e risiede nella consapevolezza di fare un atto molto porco e proibito. Poi però cominciano presto ad apprezzare la sensazione di essere prese dietro e nella maggior parte delle volte la cosa finisce per piacere parecchio, fin quasi alla dipendenza.

Provai un pizzico di compassione per quel buchino goloso ed ingordo che era stato in astinenza forzata per qualche mese, smaniando dalla voglia di un bel palo di carne maschile. E mi misi a sfamarlo meglio che potevo. Il piacere di Nadia cresceva più velocemente di quando la fottevo in fica, e presto portò una manina tra le cosce a stuzzicare il grilletto ed aumentare ancora di più il godimento. Intanto Pauline, che stava osservando affascinata lo spettacolo di quel culetto che si apriva sotto i colpi del mio cazzo, passò una mano tra le mie cosce, da dietro, per venire a carezzarmi delicatamente le palle ondeggianti. Tutto quello che succedeva mi stava piacendo da morire.

Poco prima che Nadia raggiungesse l'orgasmo, la spinsi a pancia sotto sul letto rimanendole attaccato sopra, in una posizione in cui potevo spingere più intensamente e più velocemente. Nadia venne pochi secondi dopo, urlando di dolore e di piacere.

Rimasi fermo qualche secondo, sopra di lei. Non è educato sfilarsi troppo presto dopo un inculata. E' una sensazione piacevole per le donne percepire il cazzo che lentamente torna nelle dimensioni e nella consistenza dello stato di riposo, alleviando la pressione sulle carni martoriate del retto. Ma in quel caso io non ero venuto, ed il mio cazzo, peraltro stimolato dalle contrazioni involontarie del forellino di Nadia mentre veniva, era duro e gonfio come non mai. Quindi lo estrassi, con la massima delicatezza possibile, ma strappando comunque un urletto alla povera Nadia.

"Dov'è un bagno?" chiesi. Dovevo pulirlo.

Notai che Pauline mi guardava con uno sguardo pieno di ammirazione e reverenza. Forse per lo spettacolo che offrivo con quella minacciosa arma impropria tra le gambe, forse perché le era piaciuto vedermi all'opera sul culetto dell'amica.

"Vieni con me!" mi disse. La seguii verso un corridoio fino ad un bagno. "Ti pulisco io." si offrì. Senza lasciarmi obiettare, afferrò il mio cazzo, incurante delle tracce lasciate dall'atto appena concluso, e con estrema delicatezza lo portò verso il rubinetto del lavandino. Regolò l'acqua perché fosse perfettamente tiepida e, insaponandosi le mani, cominciò a lavarlo con cura, alternando il lavoro dei polpastrelli a passate sotto il getto dell'acqua. "Hai un cazzo meraviglioso", mi ripeteva, guardandolo affascinata.

In pochi secondi il mio attrezzo era perfettamente pulito e profumato di saponetta, anche se aveva naturalmente perso qualcosa della sua durezza. Pauline lo asciugò con un morbido panno di spugna. "Vieni", mi disse, afferrandomi ancora per la coda (evidentemente le piaceva quel gesto). "Voglio scoparti ancora."

Nel letto Nadia era rimasta come l'avevo lasciata. A pancia in sotto, con il buchino arrossato ben visibile tra le natiche graziose, gli occhi chiusi ed il respiro affannato. Pauline mi portò a stendermi accanto a Nadia, dall'altra parte del letto matrimoniale. Si accucciò tra le mie gambe e cominciò a leccare e succhiare con grande abilità. Purtroppo, subito dopo essersi lavorato per bene due fighe ed un culetto, un cazzo non ha più la sensibilità necessaria per godersi i dettagli dei ricami di labbra e di lingua di una pompinara di classe come Pauline. Sarebbe come provare a mangiare un manicaretto in salsa tartufata, subito dopo aver svuotato una confezione di 'nduja calabrese mangiandola a cucchiaini direttamente dal barattolo (cosa che avevo fatto, una volta, per scommessa). Ma comunque quelle sollecitazioni furono più che sufficienti per far tornare il mio cazzo, un po' disinnescato dall'abluzione, nelle migliori condizioni di battaglia.

Intanto Nadia aveva aperto gli occhi e mi aveva guardato con un gran sorriso luminoso. "Mi hai davvero rotto il culo, lo sai?" miagolò, fingendo un rimprovero. Restituii il sorriso ed allungai un braccio per carezzarle il viso. Subito girò la testa per baciarmi la mano, e poi si avvicinò al mio viso per pomiciare.

Pauline, intanto, non aveva perso un dettaglio della scena, e quando la biondina mi mise la lingua in bocca, fece una specie di muggito di gelosia, senza peraltro staccare le labbra dalla mia cappella. "mmmmmmhhhhh!!".

"Stai zitta, tu, e succhiami il cazzo!" le risposi in tono scherzosamente rude, riprendendo a pomiciarmi la biondina. Nadia voleva ringraziarmi per il servizio che le avevo reso, e io volevo dimostrarle che apprezzavo il gesto. Per fortuna Pauline non obiettò ed ubbidì docilmente. E' sempre un rischio scherzare con una che te lo sta succhiando. Soprattutto se ha un caratterino focoso e i dentini aguzzi.

Nadia mi comunicò che andava a rinfrescarsi un po' il buchino che le avevo reso incandescente, e sparì verso il bagno. Pauline ne approfittò per ruotare di 180° e mettersi sopra di me in posizione di sessantanove. Pensai tra me e me alla stranezza della cosa: da circa due ore stavo facendo sesso con due donne, per di più due donne che pagavano per i miei servizi, e solo adesso una di loro me la sbatteva in faccia per essere sollazzata di lingua.

La feci un po' aspettare. Prima volli godermi lo spettacolo. Una fica, una bella fica, davanti agli occhi, è sempre una visione che incute emozione e rispetto. Anche se ne hai viste già tante. Feci scorrere lentamente la punta delle dita ai lati delle grandi labbra, dove Pauline si era accuratamente depilata. Poi avvicinai la testa e cominciai a passare la lingua bagnata, lentamente, languidamente, proprio lì, sull'area liscia tra la fica e l'attaccatura delle gambe, da una parte e dall'altra, avvicinandomi sempre di più. Pauline sospirava e la danza della sua bocca su e giù sul mio cazzo era sempre più frenetica. Allora affondai la lingua nella vagina, poi la spinsi avanti, sotto, fino a sfiorare il clitoride. Era morbida, calda e bagnata. Pronta per essere scopata ancora. Ma era lei a doverlo dire.

Aumentai l'intensità delle leccate, alternando penetrazioni e massaggi in punta di lingua sul grilletto. Sentivo tutto il suo corpo che vibrava al ritmo del piacere che saliva, e trasmetteva deliziosamente quelle vibrazioni sul mio cazzo attraverso la bocca, finché disse "No... non così... ti voglio dentro..."

Si mise sopra di me a cavalcioni, e afferrò l'arnese con la mano. Passò per un paio di volte la cappella a strofinarsi su tutta la zona della fica, grilletto compreso, e poi la puntò dritta all'imbocco della vagina. Si calò pian piano, con un espressione di dolore e di piacere sulla faccia, finché il mio cazzo non sparì dentro di lei, trasmettendomi la sensazione calda e umida della morbida carne che lo abbracciava. Mi guardò e mi sorrise.

Cominciò quasi subito a parlare, mentre dava inizio alla sua voluttuosa cavalcata su e giù sul mio cazzo.

"Mi ha fatto arrapare da morire... vederti inculare Nadia... non avevo mai visto una scena simile..."

Non commentai.

"Mi è venuta voglia di farlo anche io... sai che non l'ho mai fatto? ...Non mi ha mai... ispirata... come atto... invece adesso... colpa tua... mi hai messo il fuoco addosso..."

"Lo vuoi subito?" chiesi.

"No... oggi no... ma vorrei tanto... Lo faresti?"

"Sarebbe un onore per me" risposi. "Un grande onore. Magari ti faccio anche uno sconto..."

Il suo piacere saliva. "Vuoi dire... che ti faresti pagare... per incularmi?"

"Oh, sarebbe una cifra simbolica... nulla di trascendentale... anche perché mi rifarei con le volte successive..."

"Tu pensi... che ti pagherei... per farmi inculare ancora?" Il giochino le piaceva, e l'orgasmo si avvicinava.

"Sì..."

"E perché?..."

"Perché sei talmente porca... che sono sicuro che l'idea di pagare per farti rompere il culo ti eccita..."

Rispose con un gemito lamentoso, aumentando l'intensità con cui si agitava sul mio bastone. Divenne sempre più frenetica finché venne urlando ed agitandosi sopra di me, proprio mentre Nadia tornava nella stanza da letto.

Pauline nella frenesia dell'orgasmo si era piegata in avanti verso di me e mi sussurrava all'orecchio che ero un porco, che la stavo facendo impazzire, che aveva voglia di darmi il culo. Poi tacque e restò qualche minuto immobile, a sospirare e godersi il post orgasmo, finché non le feci presente, con un colpetto sulla chiappa, che era ora di concedere un altro giro di cazzo all'amica.

Nadia mi rivolse un sorriso colmo di gratitudine e venne presto a prendere la stessa posizione dell'amica, che nel frattempo si era sfilata e si era stesa accanto a me dalla parte opposta. Nel giro di una decina di minuti anche Nadia raggiunse un altro orgasmo.

* * * * *

"Ma tu non vieni mai?!" osservò infastidita Pauline. Era passata un'altra ora e le due ragazze sembravano esauste, per aver goduto altre volte del mio cazzo o della mia lingua, alternativamente.

"Non ho intenzione di venire, stasera"

"Come sarebbe?" Pauline sembrò scandalizzata.

"Non vengo mai quando mi offro per soldi."

In realtà stavo mentendo. Avevo già avuto almeno un paio di orgasmi non eiaculatori. Con un po' di concentrazione e di allenamento è possibile contrarre il muscolo che chiude il canale dello sperma ed avere degli orgasmi "nascosti". Non sono altrettanto intensi di quelli "con lo schizzo", ma è un trucco che ti permette di andare avanti, volendo, per tutta la notte. Dopo l'orgasmo nascosto non c'è una fase refrattaria, e si riesce senza problemi a mantenere l'erezione. Anzi, dopo ogni orgasmo ti senti sempre più carico di energia sessuale, ed è una sensazione forse più bella dello stesso orgasmo.

Ma la mia dichiarazione era suonata come provocazione alle orecchie della gatta.

"Non vieni? Adesso vedremo... Nadia, vieni qui!"

In men che non si dica le due amiche si piazzarono l'una di fronte all'altra, lateralmente al mio ventre, e presero a farmi un pompino a due bocche da infarto. Entrambe erano stimolate dalla voglia di abbattere la mia resistenza e si impegnavano a darmi piacere con grande passione.

Provocazione per provocazione, portai le mani dietro la nuca e sospirai di piacere, come chi si predispone ad un lungo, lunghissimo, sollazzo.

Più volte, durante i successivi trenta minuti, fui seriamente sfiorato dalla tentazione di imbrattare quei due bei visetti da pompinara con un torrente di sperma caldo, ma seppi resistere piuttosto bene.

Pian piano persero entusiasmo. Avevano entrambe le labbra gonfie e sporche di succhi appiccicati, la mascella indolenzita a forza di sbattere la testa su e giù a bocca aperta, e credo fossero rimaste abbastanza a corto di saliva. Avrebbero senz'altro serbato per giorni il sapore del mio cazzo nelle loro bocche.

Decisi allora di farla finita. Il ritmo del mio respiro aumentò ... cominciai a grugnire "Sììììì... sììììì.... ancora... cosìììì" e ad agitarmi con il bacino. Entrambe si rituffarono a succhiare e slinguazzare con il massimo dell'impegno quando, invece del previsto orgasmo, mi rilassai e le gratificai di un sorriso maligno.

"Non mi dite che ci avevate creduto?"

Pauline mi rivolse il suo sguardo di fuoco che ormai conoscevo bene. "Sei un gran figlio di puttana!" Entrambe però si convinsero a desistere, visto che erano piuttosto stanche ed avevano avuto tutte e due un overdose di cazzo sufficiente a tenerle tranquille abbastanza a lungo. Erano ormai le tre del mattino.

Malgrado lo scherzetto finale erano tutte miele nei miei confronti. Anche io ero stanco, ma con quella potente sensazione di vulcano dormiente che provo tutte le volte che faccio sesso a lungo senza eiaculare. Anche se con un po' di concentrazione è possibile stemperare l'energia erotica accumulata ridistribuendola su tutto il corpo, si resta comunque con la sensazione di una fornace incandescente dentro ed un vago senso di agitazione. Pensai che sarei stato ancora in quelle condizioni, due sere dopo, quando mi sarei dovuto spogliare davanti a quindici ragazze scatenate, probabilmente per la maggior parte belle fighette come le due che mi ero goduto quella sera. Prospettiva intrigante.

Ci rivestimmo e mi salutarono con grande calore ed affetto, confermandomi l'appuntamento per la sera del sabato successivo.

"Sia chiaro" precisai, "la prestazione straordinaria si è esaurita stanotte. Sabato sera ci sarà solo lo spettacolo."

"Vedremo..." rispose Pauline con un sorriso malizioso.

* * * * *

"E sabato sera, poi, come è andata?"

Notai che aveva detto "sabato sera", invece che "ieri sera", quasi volesse allontanare, nel tempo e nello spazio, qualcosa di sgradito.

Laura aveva insistito per vedermi, il giorno dopo. Ufficialmente per "uscire", ma i suoi piani erano quelli di tenermi tutta la domenica pomeriggio a casa sua, nudo, sul suo letto, a fare sesso. Mai come stavolta, aveva evitato di perdere troppo tempo in preliminari, quasi volesse affrettarsi a ristabilire una specie di possesso su di me.

L'avevo presa da sopra, scopandola con grande passione e faticando un po' a tenere a bada il fuoco di passione che l'agitava e che si era calmato solo dopo il primo orgasmo. Poi aveva voluto scambiare posizione, per impalarsi a suo gusto danzando con il bacino sopra il mio ventre e raggiungendo così un altro orgasmo. Ora stavamo prendendoci una pausa, lei stesa sulla schiena, io di fianco rivolto verso di lei, le sua mano destra che non mollava il mio sesso. L'argomento "sabato sera" non era ancora stato sfiorato, ma incombeva fin dal primo momento che ci eravamo visti. Naturalmente non sapeva nulla di giovedì.

"E' andata abbastanza bene, direi..." risposi vago.

Lei aspettò, in silenzio, altri particolari.

"Me la sono cavata benino, considerando quanto tempo è passato dall'ultima volta..."

"Ti sei divertito?"

"Abbastanza... sono situazioni divertenti..." Non diedi troppa enfasi all'affermazione, ma sentii che non ne era contenta. La sua mano stringeva il mio cazzo e si muoveva piano su e giù, mantenendolo in prepotente erezione.

"Ma... ti hanno fatto spogliare tutto?"

"Sì... Hanno voluto così... Che differenza fa?"

"E ti hanno messo le mani addosso? Ti hanno toccato?"

"Ma figurati... qualche palpatina... qualche strusciatina... fa parte dello spettacolo..."

La sua mano mi stringeva sempre più.

"E... nient'altro?"

"Dai... lasciamo perdere..." dissi, e mi chinai con la testa a mordicchiarle un capezzolo. Attraversai in punta di lingua il suo ventre e cominciai a slinguazzare tra le sue cosce, prima girando maliziosamente intorno ai suoi punti caldi, poi omaggiandola con una leccata di altissima classe.

Non aveva ancora smaltito il fiatone dell'orgasmo che tornò all'attacco.

"Non te la cavi così, porco. Voglio sapere cosa hai combinato con quelle puttanelle..." Il tono tuttavia non riusciva ad essere malevolo. Nessuna donna può essere troppo acida con te, subito dopo che l'hai fatta godere con la lingua.

Mi appoggiai con le spalle sul cuscino, in una posizione a metà tra seduto e sdraiato.

"Va bene, ti dico tutto... ma non è successo niente di eccezionale..."

"Sentiamo..." disse lei accucciandosi tra le mie gambe e tornando a prenderlo in mano, quasi avesse paura che volasse via. Mi piaceva sempre osservare il contrasto tra quelle dita curate, sottile ed eleganti, ed il nodoso ramo di carne che cercavano di imprigionare.

"Niente... alla fine della festa, quando la maggior parte delle ragazze se ne era andata via... erano rimaste in cinque... compresa la promessa sposa, che era mezza ubriaca..."

"E allora?"

"Io avrei voluto andarmene... ma hanno insistito che rimanessi... volevano fare una specie di gioco..."

"Che gioco?"

"Ma una stupidaggine... Hanno voluto bendarmi... nudo..."

"E poi..."

"Sarà durato cinque minuti in tutto... una di loro voleva fare delle foto strane..."

"Cosa ti hanno fatto?"

"Nulla di particolare... mi sono sentito toccare..."

"Con le mani?"

"Con le mani, certo... quasi sempre con le mani..."

"Quasi?"

"Ad un certo punto ho sentito... deve essere stata una bocca... ma è stato un momento..."

"Luride troiette..." ringhiò Laura. Poi per consolarsi si sistemò carponi e prese a regalarmi un favoloso pompino. Mentre mi predisponevo per gustarmelo al meglio, pensai che le avevo dato una versione parecchio edulcorata dei fatti.

Il gioco della benda c'era stato, ma solo come inizio del festino. Era un modo per sciogliere la "promessa sposa" e spingerla a situazioni più audaci. Più tardi Pauline era riuscita a raccogliere una ricca serie di foto della sua amica (la stessa che in quello stesso momento si accingeva ad affrontare la prima notte di nozze con il legittimo sposo) alle prese con il mio arnese in pose altamente compromettenti. Le chiesi che intenzione avesse di farne. Mi rispose che nella vita è sempre meglio avere qualche carta in mano, perché non si sa mai. Considerai che avrei volentieri aperto il culo ad una donna così perfida. Anche gratis.

Nel frattempo la lingua e le labbra di Laura stava facendo magie sul mio cazzo, e decisi di abbandonare quei pensieri e di lasciarmi andare.

"Continua tesoro... voglio venirti in bocca..." le dissi.

"Sì... vieni... ti prego... voglio berti..." mi sussurrò, interrompendo momentaneamente l'opera.

In pochi minuti raggiunsi l'apice e gridando il mio piacere scaricai tutta la tensione accumulata in quegli ultimi giorni, oltre ad una quantità straripante di sperma, nelle accoglienti fauci di Laura.

"Mmmmmm...." miagolò lei, dopo aver deglutito un paio di volte... "Mamma mia quanta roba..."

"Non ti montare la testa..." le risposi, sospirando beato dal sollievo. "Non l'hai prodotta tutta tu..."

Mi guardò inferocita. "Sei un... un... PUT-TANO!"

Ridemmo entrambi.

Continuò a chiamarmi così per tutto il pomeriggio, che passammo su quel letto a scopare come dei disperati.

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Senza Amore

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