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Oxè Award 2012 - I miei commenti ai racconti in gara

Sabato prossimo, 29 settembre, sarò di nuovo a Zibello per "Un Po di Eros", Festival dell'erotismo nella capitale del culatello, in piena bassa parmense.
Nell'ambito degli eventi ci sarà la premiazione degli Oxè Awards, la piccola notte degli Oscar degli scrittori di racconti erotici che pubblicano le proprie opere sul sito Eroxè.
Per il secondo anno consecutivo sono tra le nomination, stavolta col racconto "La Leccornia". Essere tra i nominati fa istintivamente piacere, non sono così ipocrita da negarlo.

Ma non posso nemmeno sottacere il mio essere in ideale polemica, sin dai tempi dei miei esordi (coincidenti, grossomodo, con il debutto sul web del sito eroxè, ultimi anni del secolo scorso) con i criteri estetici degli amici di eroxè.
Non riesco a capire con quale criterio certi racconti vengano nominati e altri no. Accetterei un'estetica diversa dalla mia, se ne comprendessi il senso. Ma è proprio il senso di certe decisioni che mi sfugge. Capisco che una casa editrice, che deve coprire i costi e possibilmente guadagnare, può avere criteri diversi da quelli di un semplice lettore come il sottoscritto, ma anche tenendo conto di questo spesso resto basito.

Allora mi chiedo candidamente se è moralmente giusto indulgere nella soddisfazione di essere presente con un mio racconto tra i nominati per il secondo anno di seguito, o se invece dovrebbe lasciarmi indifferente il giudizio di chi seleziona secondo criteri talmente lontani dai miei da risultarmi incomprensibili.

Per me essere presente all'evento è prima di tutto un'occasione imperdibile per rivedere una tantum alcune care persone con cui posso tenermi in contatto solo telematicamente. E' occasione imperdibile per fare nuove conoscenze tra persone che hanno questo mio stesso hobby della scrittura erotica, e tanto basterebbe. La gara e il suo esito mi interessano relativamente.

Nel 2009 ero a Modena prima ancora che i miei racconti potessero essere selezionati. Ho cominciato a inviarli ad Eroxè da allora, proprio su invito di Max Casarini (deus ex machina del sito eroxè e della Damster Edizioni).

Gli autori ricevono una copia in bozza (in formato pdf) della raccolta cartacea di tutti i racconti selezionati, per vedere se c'è qualche refuso sul proprio, da correggere all'ultimo momento, prima di andare in stampa. E' buona abitudine dare un'occhiata anche agli altri, tanto per avere un'idea e uno spunto di discussione con gli altri autori che si incontrano in loco.

Stavolta ho fatto qualcosa di più. Oltre a leggermi tutti i racconti ho voluto scrivere per ognuno di essi qualche riga di commento. Alcuni mi sono piaciuti, altri meno, come è normale che sia. Ho scritto cosa ne pensavo in modo molto diretto e sincero. Il mio giudizio è personalissimo e (ci mancherebbe!) opinabilissimo. Anzi, sarò ben lieto di approfondire il discorso, di persona con chiunque sarà presente a Zibello, o in mail per tutti gli altri.

Magari qualcuno dei racconti da me giudicati poco positivamente sarà premiato a Zibello come vincitore di categoria. Ognuno potrà giudicare se vale di più un giudizio sincero, spassionato e soprattutto motivato, per quanto personale, o un premio dato per motivi oscuri, raramente riconducibili a criteri davvero letterari.

Parlando in generale, il livello complessivo della raccolta è buono. La suddivisione in categorie, per candida confessione dello stesso Max, è un esigenza più editoriale che di sostanza. Ho notato che nella categoria "principe", quella dei cosiddetti Maestri dell'Eros, il tasso di eroticità in media è il più basso in assoluto. Sembra quasi che secondo qualcuno essere Maestri del genere significa rimanere sul soft patinato, senza "spingere". Se così fosse, e lo dico spassionatamente, il buon Max, la sua casa editrice, il sito e tutta la compagnia sarebbero da sommergere sotto uno tsunami di pernacchie. Ma il mio è solo un sospetto malizioso.

Ho chiacchierato anche troppo. Cominciamo la parata.

Categoria "Maestri dell'Eros", miglior racconto in assoluto.

15 luglio 2006
Centro Storico di Perugia

di Bruciadentro

Il racconto che fa da stage opener è piuttosto modesto.
L'argomento trattato se la batte per originalità con il tema "Le mie vacanze" alle elementari: lei che fa un viaggio per incontrare il partner con cui ha una relazione dom/sub.
C'è un ostentato compiacimento da parte dell'autrice a indugiare su dettagli di contorno di minimo interesse. Un modo evidentemente per allungare il brodo, perché tutto quello che riguarda la sostanza del racconto (e cioè il rapporto tra la protagonista e il suo master) annega nella banalità.
Dopo tanta attesa, la parte più propriamente erotica del racconto si consuma in mezza paginetta svogliata, meno di quanto dedicato a descrivere il menù della trattoria o il concerto Jazz al quale i due assistono.

Insomma, forse Brucia dentro, ma fa tanto fumo e pochissimo arrosto. Se fossero davvero questi i maestri dell'eros ci sarebbe da preoccuparsi. D'altra parte, in quale altra categoria inserire un racconto così (ammesso che dovesse essere inserito)? Il personaggio femminile non ha nulla di interessante. Su quello maschile, abbastanza squallido, stendiamo un velo pietoso. La situazione erotica è di banalità assoluta. Il racconto non è nemmeno divertente. Cos'altro resta?

CINQUANTA
di Michele Cogni - Caliban

Una avventurosa serata di lavoro di una prostituta moderna (anche se forse le cose sono diverse da quello che sembrano).
Posso serbare qualche perplessità sulla struttura della storia, che secondo me presenta qualche incoerenza. Ma è un aspetto del tutto secondario. Michele è uno che sa come si descrive una scena di sesso, a partire dall'atmosfera, dalla tensione emotiva che va fatta salire al punto giusto, sino alle parole, ai tempi, al ritmo. Il pezzo coinvolge e il finale a sorpresa convince.

I SUOI LIMITI
Filodiluce

Ho un'antipatia istintiva per i racconti che iniziano con l'ambientazione climatica, ancor peggio quando questa è soffusa di una stucchevole vena psuedopoetica (per favore, basta con questo "mare d'inverno", non se ne può più!). Lui è uno scrittore erotico che cerca ispirazione nell'ambientazione romantica. Lei è una donna incontrata per caso, che finisce per incuriosirsi di quello che scrive fino a farsene coinvolgere in prima persona.

Vengono sfiorati temi di un certo spessore, e ciò è sicuramente apprezzabile.
Il racconto scorre piacevolmente e suscita interesse, ma purtroppo non si può dire che prenda o coinvolga. E' tutta testa, non colpisce mai "sotto la cintura".
L'errore di fondo secondo me sta nella pretesa di spiegare intellettualmente (è un po' diverso che razionalmente) il comportamento sessuale di una donna. E' un errore che fa il protagonista del racconto che è uno scrittore (lo si arguisce dagli spezzoni riportati), è un errore che c'è nel personaggio di lei, troppo inverosimilmente autoanalitica da risultare convincente, e ovviamente è qualcosa che in entrambi i casi "emana" dall'autore stesso.
Però un racconto che suscita uno spunto di critica, e magari di discussione, di questa delicatezza, secondo me merita comunque un plauso.


LA FORMA D’ORO

di Alessandra Nassuato

Il Contenitore d'Anima, La Spirale d'Oro, la Casa di Dio, La Casa Aurea. E poi Babilonia, Gerusalemme, la Forma Perfetta, la Forma Integra, il Tammuz...

Una paginetta e mezzo di Divine Cazzate.

In realtà si tratta di una sciacquetta come tante altre che trova piuttosto arrapante assistere a due gay che giocano tra loro e ha una mezza intenzione di aggregarsi. Potrebbe persino essere una situazione interessante da raccontare.
Però bisognerebbe saper raccontare. Scrivere una paginetta e mezzo di Divine Cazzate è molto più facile che mettersi a raccontare. E talvolta, ahimè, è pure più apprezzato.

LA MIA CARNE A RICOMPENSA
Alicedellemeraviglie

Mi è piaciuto molto, perché oltre che scritto bene l'ho trovato estremamente vero e dice qualcosa di profondo e politicamente scomodo, come secondo me dovrebbero fare (o almeno provarci) tutti i racconti erotici.
Una donna si offre al suo tipo in un momento in cui per certe ragioni quest'ultimo è emozionalmente alterato, carico a mille di adrenalina. Gli chiede esplicitamente di sfogarsi (sessualmente) su di lei, di metterci tutta la rabbia che ha in corpo. Ne vengono fuori momenti molto intensi, e molto ben raccontati.
L'istinto aggressivo che è insito nel maschile (così come nel femminile, con sfumature diverse) è stato per decenni criminalizzato da una certa cultura a tutti i livelli. E' stata così promossa una mascolinità decontaminata e pastorizzata, fatta tutta di razionalità, intelletto e poesia (chissà, forse è quella che si percepisce tra le righe nel racconto di Filodiluce). Per poi scoprire che così non funziona. Una donna può aver bisogno di sentire la bestia. E noi uomini dobbiamo tornare a riscoprirla.

LA RAGAZZA CON IL CAPPELLO ROSSO
Smallred

Ingredienti raffinati e originali. L'Olanda di qualche secolo fa, il ragazzo in crisi di identità di genere, come si dice oggi, che vive le sue traversie per poi fare la scelta definitiva. C'è persino il giovane pittore (sicuramente un impressionista) che osserva e dipinge. Tutto trattato con delicata poesia, con mezzi stilistici sopraffini e con grande capacità di coinvolgimento.

Purtroppo il racconto crolla miseramente nel finale per una piega incoerente, o comunque poco credibile, che prende il plot.

Ci viene dato ad intendere che da un certo momento in poi il protagonista, travestendosi da donna, passa due anni di dissolutezze, frequentando i bassifondi e i locali equivoci della zona del porto, frequentati da marinai ubriachi e puzzolenti, passando continuamente "tra bocche e braccia nuove" (testuale), arrivando addirittura a guadagnarsi nel giro, lo scopriamo dopo, una certa "fama". In questo periodo lui si sarebbe limitato a concedere ai propri clienti la sola bocca ("per quel calore morbido e profondo uomini avevano perso la testa, avevano pianto e urlato"). Poi un bel giorno arriva un tizio che non si accontenta del servizietto orale e con metodi piuttosto spicci lo mette carponi e lo sodomizza. Lo scritto suggerisce (anche attraverso improprie similitudini con una deflorazione vaginale) che per il fanciullo questa è una prima volta, e lo shock negativo è tale che decide romanticamente di suicidarsi.

Due (almeno) sono le cose che non funzionano. Primo, che data la situazione e l'ambientazione, un episodio simile era lecito aspettarcelo dopo due ore, non dopo due anni, di tali frequentazioni. Secondo, che la reazione sembra assurdamente abnorme. Che senso ha? Vuoi fare la donna, vuoi fare la donna, ti travesti, giri per locali malfamati, fai pompini a chiunque per due anni filati, poi al primo cazzo che ti fotte ti suicidi? Non voglio dire che a un ragazzo in crisi di identità di genere la cosa debba piacere per forza, ma addirittura il suicidio...

"Non era sesso quello che cercavo, ero consapevole che stavo cercando un'anima affine" Facendo pompini ai marinai del porto? Ma per favore!

La realtà è che è stata sacrificata la coerenza della struttura narrativa sull'altare dell'effetto poetico e del finale drammatico a effetto. Una cosa che gli scrittori veri non fanno, e secondo me nemmeno i poeti veri. Se la storia non regge, non c'è poesiola che tenga.

POMERIGGIO SICILIANO
di Sonia Pampuri - Mayadesnuda

Sonia mostra benissimo come dovrebbe essere fatto (secondo me, perlomeno) un racconto erotico. Due donne si riincontrano dopo molti anni e riprendono un discorso rimasto in sospeso. C'è la descrizione esplicita di un amplesso, ed è centrale nel racconto (centrale dico, non quattro righette buttate lì malvolentieri per poter spacciare per racconto erotico qualcosa che non lo è). Ma questa centralità non esclude la presenza di una storia, in questo caso peraltro piuttosto interessante e complessa. Né tantomeno esclude che con la tensione erotica convivano, come avviene sempre nel sesso vero, altre intense emozioni, come la passione, la rabbia, la vendetta.

Stile a tinte forti, come è marchio di fabbrica per l'autrice. Respiro rotto e cuore in gola dalla prima all'ultima riga. Ecco, per Maya la qualifica di Maesta dell'Eros non mi sembra usurpata.

PRECIPITEVOLISSIMEVOLMENTE
di Messalinaserafica

Ci sono persone che hanno il dono della comunicazione e della scrittura e saprebbero incantarti anche raccontandoti la spesa al supermercato o la fila al benzinaio di domenica per fare il pieno con lo sconto. Messalina probabilmente è una di queste.
Immagino che effetto mi farebbe il giorno che raccontasse una storia interessante. Perché questa, ahimé, non lo è. Lei va a trovarlo a casa sua per farsi una trombata. Fine del racconto. (Che perdipiù termina proprio quando la trombata sta per entrare nel vivo). Ti aspetti da un momento all'altro un guizzo, un colpo di reni, un'impennata di creatività, un'ombra di un qualsiasi cosa che possa rendere ciò che viene raccontato diverso dalla situazione di miliardi di coppie che si vedono e scopano. Un minimo di spessore nei personaggi, un minimo di complessità nella relazione, una svolta inattesa nella situazione, un colpo di scena. Invece nulla.
Vabbè, lui le massaggia il corpo con un gel, a mo' di preliminare. Trattamento molto carino da fare e da ricevere. Ma è davvero così originale? Basta a giustificare un racconto?

Però è scritto bene. Aria fritta, ma fritta come si deve.

Categoria "Il Corpo e l'anima" Miglior personaggio femminile

AMOR VOLAT UNDIQUE
Thierry59

Il racconto è tra i candidati per il premio Miglior personaggio femminile, e può seriamente aspirare alla vittoria finale. Il personaggio femmnile c'è, originale, interessante, intrigante, particolare. Peccato che c'è solo quello.

Non c'è una storia, non c'è un evoluzione, e tutto sommato non c'è nemmeno eros. C'è un personaggio che si presenta: un'accompagnatrice a pagamento per donne. Potrebbe essere l'incipit di un affascinante romanzo, centrato su questo personaggio, o di una serie di racconti o episodi. Confido che possa essere così (magari qualcosa è già stato scritto e io non lo so).

Secondo me non può bastare la mera presentazione di un personaggio per avere un racconto di livello accettabile. Ancor meno quando si tratta (o si dovrebbe trattare) di un racconto erotico, dove un minimo di azione la si aspetta.

LA SOTTOVESTE
Caperucita Roja

Non deve essere stato facile scrivere questo racconto.
Forse solo un altro autore del genere erotico può rendersi pienamente conto delle difficoltà "tecniche" in cui si è cacciata Caperucita. Se qualcuno pensa che sia semplice scrivere un intero racconto in seconda persona e usando il presente, senza produrre qualcosa di pesante ed illegibile, è invitato a provarci. Ancora più difficile, farlo impersonando una "voce narrante" del sesso opposto, impresa già complicata per un uomo che voglia credibilmente usare in prima persona un personaggio femminile, addirittura proibitiva quando è una donna che prova a dare voce dal di dentro ad un uomo.
Altra difficoltà, la scelta di raccontare per esteso la parte erotica (sono ben cinque pagine di carnazza). Sembra banale, ma anche in questa raccolta vediamo quanto spesso si faccia calare il sipario non appena si cominciano "le danze". Raccontare bene una scena di sesso non è per niente facile, e le difficoltà crescono esponenzialmente con la lunghezza.

No, non era per niente facile scrivere questo racconto.

Eppure la nostra Caperucita ne esce con una disinvoltura spettacolare, regalandoci un quadretto suggestivo, coinvolgente, e anche gustosamente arrapante. Il personaggio femminile è dipinto con sagacia "tra le righe" con sapienti pennellate nascoste (il dettaglio del bacio sulla guancia al receptionist, per dirne una), ed è talmente convincente che alla fine ce ne ritroviamo persino un po' innamorati.

La scena erotica è gestita con maestria, insaporita con spezie originali dosate con sapienza e con cura (per esempio la presenza al di là delle tende dei clienti del ristorante che passavano), e scorre via mantenendo tensione e suggestione per tutte e cinque le pagine.

Non posso dichiararmi altrettanto soddisfatto del perosnaggio maschile, che si limita a fare un po' da mera lastra di vetro in cui lei si specchia e rifulge. Forse la protagonista meritava un partner un po' meno piatto e passivo di quanto lui appaia. Ma già è un merito enorme per l'autrice battersi eroicamente contro il limite antropologico che rende impossibile per una donna vedere il sesso con gli occhi di un uomo (battaglia da cui Caperucita esce inevitabilmente sconfitta, ma a testa alta), e forse era troppo chiederle di dare un po' di spessore in più al personaggio di lui.

Non fraintendete queste ultime osservazioni. Per me questo pezzo è uno dei migliori della raccolta. Brava Caperucita!

LOLITA, DISPERAZIONE MIA
Laltradonna

E' senz'altro ritemprante leggere un racconto 100% pura carnazza, che alza vistosamente la media in questo senso della raccolta sin qui (ce n'era bisogno).

Una volta rientrato nei panni (indegnamente indossati) del critico, posso osservare che forse avrei scelto un tono di linguaggio diverso. La voce narrante dovrebbe essere quella di una "lolita", come suggerisce il titolo, e quindi di una ragazza molto giovane, una teenager. Ecco, una teenager, anche di buon livello culturale, difficilmente descriverebbe i propri orgasmi come "vertigine caleidoscopica". Vabbè, magari nemmeno "Cioè, capisci... ho goduto proprio un sacco... Cioè... veramente!!!", ma una decente via di mezzo la si poteva trovare.

Mi piacerebbe incontrare Laltradonna a Zibello. Le farò i complimenti e le dirò che non leggendo lo pseudonimo (suppongo femminile) dell'autrice, avrei giurato che fosse un racconto scritto da un uomo. E le spiegherò perché. Speriamo che non la prenda male: quando dicono a me (talvolta è capitato) che i miei racconti sembrano scritti da una donna, accolgo l'osservazione come un complimento.

PENSIERI... PENSIERI...
Cavallina storna

Una donna ripercorre rapidamente le proprie recenti esperienze sessuali e i propri partner, mentre è a mollo nella vasca da bagno. Nessuna riflessione degna di essere ricordata. Nessun ricordo particolarmente eccitante. Anche se lei invece si eccita e si masturba. Poi il colpo di scena finale: la tizia non ha ancora 18 anni.
Forse si vuol dare un richiamo moralistico alle "ragazzette di oggi" che sono molto più svelte di qualche decennio fa? Non si capisce bene. Però un po' di intento "punitivo" nei confronti della protagonista c'è, visto che l'autrice la tiene crudelmente a mollo nella propria urina.

PIENA DI TE
Lensflare

L'autrice impiega una decina di righe per dirci che fuori fa freddo. Poi parte una specie di delirio erotico in prima persona in cui la descrizione di quello che effettivamente succede è annegata (direi frullata)  nei pensieri, nelle sensazioni, nelle invocazioni sospirose della protagonista. I tempi dei verbi sono completamente a casaccio, passando dal passato (della descrizione) al presente (delle invocazioni), mentre il partner è sempre in seconda persona.

Anche quando si narra in prima persona si dovrebbe mantenere un giusto distacco tra l'io che racconta e l'io che vive i momenti raccontati. Questo distacco invece qui è nullo. L'effetto è un po' quello di chi racconta una storiella e poi non riesce a dire bene la battuta finale perché scoppia egli stesso a ridere. Provi la massima simpatia per il suo coinvolgimento, e magari gli regali anche la risata. Ma le storielle non si raccontano così.

SAPORE SPEZIATO
Gioelle

E' un tema che ogni tanto ricorre nella letteratura erotica quello del dono: una donna che regala al proprio uomo la disponibilità di un'altra donna, nonché la concessione di approfittarne liberamente, derogando eccezionalmente al vincolo di fedeltà. Questo gesto (molto più immaginato che realizzato) ha significati abbastanza interessanti, su cui non è il caso di dilungarsi. Di sicuro è punto di partenza per situazioni molto stuzzicanti cui può essere dedicato un racconto erotico.
Mi è piaciuto come Gioelle ha trattato il tema, con la giusta dose di ambientazione esotica, qualche sapiente pennellata per dare spessore al rapporto tra i due protagonisti, descrizioni coinvolgenti dell'amplesso e in generale una atmosfera di raffinata trasgressione ben ricostruita e ben resa.

STAND-BY
Messalinaserafica

Contrariamente alle abitudini (almeno per quanto ricordavo), in questa raccolta abbiamo un bis della stessa autrice. Questo racconto ha lo stesso identico plot del primo. Una donna e un uomo si vedono e trombano. La differenza è che mentre nel primo racconto la narrazione indugiava maggiormente sull'ambientazione esterna, il parcheggio, il citofono, il cappotto, in questo ci si sofferma sull'introspezione della protagonista, voce narrante che descrive i propri sentimenti e le proprie pulsioni nei confronti di lui e ciò lo rende più interessante dell'altro, anche se questa introspezione non regala nessuno spunto degno di nota. Lo stile è ottimo, la prosa scorre divinamente. Ma alla fine la sostanza si riduce alla solita banale regola dell'amo ergo futuo. L'erotismo, secondo me, dovrebbe essere semmai la caccia alle eccezioni (e alle trasgressioni) a questa regola.

VÉRONIQUE
Farfallina

Gran bella mano, gran bella penna, quella del mio amico Farfallina (sì, dietro il vezzoso pseudonimo per chi ancora non lo sapesse, c'è un uomo). Ottimo lo stile e la capacità di ricreare l'ambiente, innegabile talento per la descrizione. Purtroppo stavolta la storia è un po' povera e persino il colpo di scena finale (che è spesso uno dei suoi marchi di fabbrica) risulta con le polveri un po' bagnate.

Categoria "Ladri d'amore" Miglior personaggio maschile

BASTARDO DENTRO
Fantasypervoi

Far credere che una certa cosa succeda e poi svelare che è solo una fantasia immaginata dal protagonista può essere un buon escamotage, anche se non originalissimo. Temo che non sia stato però gestito benissimo, narrativamente, in questo racconto, in cui una ragazzina si rivolge al marito di un'amica della madre perché ha bisogno di soldi.
Avrei per esempio evitato l'uso della narrazione con la seconda persona per la ragazza (come se lui, voce narrante, si rivolgesse a lei), che appesantisce la lettura senza nessun percepibile vantaggio. Avrei evitato l'accavallarsi di flashback e di "immaginazioni". E' un po' contorto che uno immagini di immaginare, o immagini di ricordare, mentre sta solo immaginando.
Viene il sospetto che l'idea di farne solo un sogno bagnato sia venuta solo alla fine, tanto per trovare un finale.

GARDEN
Max2208

Di nuovo un'esperienza erotica che poi risulta essere solo immaginata, o sognata. Due di seguito, tanto per rimarcare quanto sia originale l'idea. Di questo racconto colpisce un po' la figura del protagonista, così ossessionato dal suo giardino da coltivare e arredare e dai fiorellini da comprare, da farcelo percepire come un po' effeminato, e comunque piacevolmente fuori dalle righe.
Per il resto assistiamo al risultato di un percorso abbastanza trito per la costruzione di un racconto erotico. Si immagina un luogo insolito, pubblico, e vi si colloca un amplesso. In questo caso il luogo è una specie di mostra mercato di giardinaggio, se ho capito bene, ma poteva essere la sagra del Porcino di Lariano, uno store dell'Ikea, un Luna Park, un centro commerciale, la tribuna dello stadio. Anche la trama è sempre la stessa: il tizio ci va da solo, incontra per caso qualche bella maliarda da sola, per qualche combinazione attaccano discorso, dieci minuti dopo sono lì a scopare in qualche modo, nascosti in qualche angolo, col rischio di essere visti. Le tipiche cose che nella realtà non succedono a nessuno. E allora, se è troppo incredibile, la soluzione è semplice. Facciamone un sogno.

LA RAGAZZA COL VESTITO VERDE
Liviana

Terzo racconto consecutivo in cui tutto quello che c'è d'erotico è solo immaginato. Che palle!
La letteratura erotica è già di per sé immaginazione, per chi legge. Se uno legge di qualcuno che si diverte, magari può sentirsi coinvolto. Ma se uno legge di qualcuno che immagina di divertirsi, il lettore cosa se ne fa?
C'è una bella ragazza, descritta in modo suggestivo, all'interno di un contesto anche esso reso con grande maestria. Un uomo vede passare questa ragazza, e immagina quanto gli piacerebbe farsela. Fine della storia.
Tra l'altro questo suo immaginare è anche descritto in modo estremamente casto.
Diciamola tutta: questo racconto potrebbe tranquillamente essere pubblicato da Famiglia Cristiana, o sugli inserti di Avvenire. Un qualsiasi Harmony in confronto è hard core puro.
Sono tre paginette carine da leggere, ma cosa ci fanno in una raccolta di racconti erotici?
Cara Liviana, facendo riferimento a quell'interessante discussione di un annetto fa, se questo è il risultato del terrore ossessivo di non essere confusi con la pornografia... allora viva la pornografia!

IL SELEZIONATORE
Rlm21

Questo è un racconto interessante perché offre degli spunti per riflettere sullo zeligghismo maschile. Il protagonista per professione fa colloqui di lavoro, e per talento naturale, per studi approfonditi e per esperienza, è in grado di inquadrare in pochissimi minuti una persona che gli capita davanti, in base a minimi dettagli comportamentali.
Ne consegue usa questo suo skill anche in campo sentimentale, essendo capace di scoprire gusti, attitudini e punti deboli di ogni potenziale partner che mette nel mirino. Quindi, in base a quello che scopre e arguisce della donna, si trasforma, come Mr. Zelig nell'omonimo film di Woody Allen, nell'uomo ideale di lei.

"Con Sabina, che voleva il romanticismo, era stato amico di letture di poesie anche se non gli piacevano. Con Chiara, che voleva la disco e il parco giochi, aveva interpretato il compagno giocherellone e si era divertito per un po’. Con Sabrina, a cui piaceva viaggiare e conoscere, era stato esperto di slow food e appassionato scopritore di piccoli villaggi romantici."

Questo zeligghismo è una tendenza pericolosa negli uomini di oggi, più diffusa di quanto si pensi. Naturalmente è positivo che un uomo si sforzi per capire nel profondo una donna con cui ha a che fare, e per cercare di capire cosa le può piacere di più e cosa di meno, anche in campo strettamente sessuale. Ma non al punto di annullarsi, di rinunciare completamente a se stesso e offrire a lei solo una vuota maschera, solo una mera interpretazione. Facendo così puoi rimediare una scopata, ma alla lunga non funziona. Una donna preferisce un uomo vero, anche poco compatibile, anche pieno di difetti, anche insopportabile sotto certi aspetti, a un partner pseudoideale posticcio, ricostruito in laboratorio.

Probabilmente la pensa così (più o meno consapevolmente) anche l'autore che in qualche misura "punisce" il protagonista con una specie di contrappasso. Lui pensa di abbordare una donna con le sue solite strategie, invece si scopre alla fine che è lei ad averlo "selezionato" per scopi che l'interessato non si aspettava (ma che in fondo non sono nemmeno così drammatici).

Ecco, proprio questi scopi che si scoprono alla fine mi sono risultati non particolarmente convincenti dal punto di vista narrativo. Ma questo è l'unico difetto di un racconto ben scritto e complessivamente anche ben ideato.

Categoria "Storie di un peccato" Migliore situazione erotica

BIG GYM
Alicedellemeraviglie

Il tema del dono che abbiamo già incontrato in Sapore Speziato, lo ritroviamo qui a parti scambiate. E' lui a donare a lei un bel fusto ben dotato che ha conosciuto in palestra. Ma mentre nell'altro racconto l'atmosfera è di poetica complicità, qui si percepisce un certo squallore: il protagonista, autore del dono, è figura descritta sin dall'inizio in termini negativi. Il personaggio di lei non è particolarmente convincente. Può benissimo capitare che una donna accetti di buon grado un dono del genere da parte del partner, ma non in questo modo. C'è sempre bisogno di creare un minimo di confidenza, di atmosfera, di intesa maliziosa, prima di passare ai fatti. Invece in questo caso è tutto troppo immediato e diretto. Lui apre la porta, il fustone entra, "questo è il tuo regalo", e lei lo scarta e se lo gusta come fosse un Cremino al bar. Nemmeno nei pornazzi le donne si comportano così.

BLACKMAILED
Shaarika89

Questo è un gran racconto. Forte, duro, perverso. Una giovane donna (di colore, sembra di capire) si lascia andare a situazioni molto estreme: viene offerta dal suo uomo a altri uomini in gruppo. Ci sono due episodi, uno conseguenza dell'altro, nel racconto, e c'è ovviamente in mezzo il ricatto suggerito nel titolo. Tutto è descritto in modo molto vivido e credibile, con grande maestria nel toccare le corde giuste. Spesso, soprattutto nei racconti, ma anche nelle situazioni reali, la differenza la fanno i dettagli, i tempi, le parole, più della sostanza.
Intendo dire che un racconto che parla di una donna legata e bendata, abusata da una decina di uomini, potrebbe anche essere una noia mortale, se i dettagli non sono gestiti bene. Questo invece è un gran racconto: picchia forte e duro, e sa dove colpire.

IL DIPINTO DI SPEZIE
Isa Gambe

Confesso che io sono un tipo che quando legge (è solo un esempio) "voglio assaggiare i territori della sua virilità" per dire di una che vuole succhiarsi un po' di cazzo, comincia ad agitarsi nervosamente sulla sedia.
E' giusto che ognuno abbia l'approccio stilistico che preferisce, per carità. Ma il problema in questo caso non è letterario, è ideologico.
La questione è se il sesso possa meritare di essere raccontato per quello che è, o se invece abbia bisogno di essere pulito, profumato, idealizzato, sublimato, per essere raccontato. Perché di questo si tratta. A nessuna donna che davanti al cazzo eretto di un partner gradito sia colta da quella certa benedetta acquolina verrebbe mai in mente di pensare "Ah, quanto vorrei assaggiare i territori della sua virilità!"
In generale non è questo il registro linguistico che si usa quando si vive, si ricorda, si pensa, si immagina, il sesso vero. Non è il registro linguistico adatto per evocare il sesso vero. Allora usare questo registro sublime non è una scelta di stile, è una scelta ideologica. Significa voler prendere le distanze dal sesso vero, forse per un malcelato bigotto disprezzo per lo stesso (così materiale e volgare...) e/o per vagheggiare  un sesso sublime che però esiste solo nei deliri masturbatori (ma intendo masturbazioni letterarie) di qualche anima bella.
Tra una sviolinata poetica e l'altra capiamo, con qualche sforzo, che si tratta di due amiche in viaggio in India (ah, cavolo, il viaggio in India!) che si sono rimorchiate un ragazzotto del luogo e se lo spupazzano insieme. Anzi, a rileggere (mi sembra; chi è che riesce a ricostruire davvero quello che succede quando una scrive così?) pare che alla fine solo l'amica se lo tromba. La tizia che fa da voce narrante si limita velocemente a "assaggiare i territori", e poi guarda lui e l'amica che scopano.
Chissà, forse questo spiega il bisogno impellente di sublimare....

L’AUREOLA
Poly

Cambiamo decisamente registro: qui siamo agli antipodi del sublime. Per questo, non a caso, 'è un racconto che intriga e coinvolge. Una giovane coppia su una spiaggia, ma è una spiaggia vera, non una cartolina. C'è il sudore sulla pelle, la sabbia che si appiccica addosso, la gente intorno che si impiccia e rompe le palle, in un modo o nell'altro, mentre i due si lasciano andare a qualche effusione. Così da costringerli a cercare riparo in una fratta subito dietro la spiaggia: non le alcove profumate di zenzero e cardamomo in qualche angolo esotico del mondo come avviene nei racconti sublimi, ma in mezzo a lattine vuote, cartacce e mozziconi di sigaretta.
Anche lo stile della narrazione è tutt'altro che sublime, ma estremamente efficace. Ti incuriosisce e ti avvince, tenendoti incollato dall'inizio alla fine. Sembra davvero di essere lì a vivere in prima persona quello che succede.

ROSE
Lavinia De Merteuil

Potrebbe sembrare un racconto erotico come tanti altri. Una donna e un uomo si incontrano al bar e poi finiscono a trombare a casa di lei. Cosa può esserci di degno di nota, a parte una buona descrizione di una bella scena di carnazza?
Invece il racconto è estremamente interessante, perché descrive nella protagonista un approccio femminile alla sessualità che è completamente fuori dagli schemi soliti.

E' raro, sia nella realtà che nella letteratura erotica di autrice femminile, trovare una donna single che scopa così con un "amico". Una donna tende a cercare una relazione stabile con un uomo, "Un uomo purché sia" direbbe Gianna Schelotto. Se scopa con un "amico" generalmente è perché cerca di coinvolgerlo in una relazione, oppure perché ha già una relazione stabile con qualcun altro ed è in cerca di svago.
Rose invece non solo sembra libera (emancipata si sarebbe detto qualche anno fa) da questa condanna, ma riesce a confrontarsi da pari a pari con l'amico, Flavio, collezionista di donne e di avventure, sciupafemmine impenitente (figura invece tutt'altro che inedita nell'universo maschile). E così il tête-à-tête erotico che ne esce è abbastanza affascinante e intrigante, con i due che si scambiano a più riprese il ruolo di dominante e dominato, di cacciatore e di preda, di pietanza e di bongustaio.
Rose perdipiù sembra anche essersi liberata della radicata tendenza femminile a vivere (e raccontare...) le esperienze erotiche in modo introverso e autocontemplativo, al limite del solipsismo, in cui il partner è ridotto a mera fenomenologia (lui esiste ma solo per quello che mi fa: provate a rileggere "Piena Di Te" di Lesflare). Rose riesce a guardare dentro al suo amico Flavio, ne apprezza i punti di forza, ne individua le debolezze. Riesce a guardare l'uomo, senza idealizzarlo nell'amore della vita, senza svilirlo nella pura fenomenologia del cazzo fluttuante.

Forse per molte donne essere come Rose è un punto d'arrivo. Forse anche per molti uomini donne come Rose sono estremamente interessanti da incontrare. Ma è realistico aspettarselo? E, aggiungerei, è giusto aspettarselo?

TECLA
Ashara

Questo bel racconto di Ashara cade proprio a fagiolo per spiegare meglio il discorso della fenomenologia cui ho accennato qualche riga qui sopra. Non importa chi sei e come sei, tutto quello che conta è quello che mi fai, quello che mi fai percepire a livello di sensi e di emozioni.
Aggiungerei che il "non importa" non è solo passivo, cioè se lo so o non lo so non cambia molto. E' attivo, nel senso che la donna, potendo, preferirebbe non sapere.

Questo è il dato caratterizzante del racconto. Tecla, la protagonista, viene sedotta e ammaliata da un profumo maschile, una colonia commerciale ma ben intrisa dell'odore originale della pelle di chi la porta, da risultarle del tutto irresistibile al punto di scatenarle voglie audaci.
Uno superficialmente potrebbe pensare che in una situazione del genere una donna vorrebbe conoscere l'uomo che la stuzzica così tanto olfattivamente, e magari scoprire che è anche un bell'uomo, interessante, simpatico, piacevole. Errato: questo significherebbe essere costrette ad entrare in contatto con l'uomo-persona e a farlo quindi uscire dall'ambito della pura fenomenologia. L'autrice non vuole che la sua protagonista subisca questo orrore. La capiamo.

Ed ecco quindi l'escamotage: il profumo proviene da un gruppo di tre uomini (due dei quali evidentemente sono del tutto privi di odore), ma non si sa da quale dei tre. Così lei guarda tutti e tre, manda timidi segnali a tutti e tre, al punto che nella serata successiva uno dei tre, proprio quello giusto (che culo, Tecla!) si insinua al buio nella sua stanza da letto, per far poi succedere quello che è facile immaginare.
Ovviamente alla fine se ne scappa senza rivelare la propria identità.

Impossibile non rilevare la contrapposizione tra il fenomenolgismo femminile qui ben esemplificato e lo zeligghismo maschile del racconto di Rlm21. Da una parte uomini interessati a conoscere a fondo la donna che interessa, fino al minimo dettaglio. Dall'altra donne interessate esclusivamente a ciò che l'uomo , e disperatamente a caccia del modo di evitare di conoscere ciò che l'uomo è. Ci sarebbe da discuterne...

WHITE FLAG
Agata

Agata per me è una conoscenza di vecchia data. Posso dire di esserle stato vicino ai tempi dei suoi esordi come scrittrice di erotismo, forse persino di averle dato il cattivo esempio. Alcuni dei suoi primi racconti sono stati ospitati nel mio vecchio sito web.
Allora, siccome tenderei ad essere zuccherosamente benevolo, le risparmio una lunga dissertazione. Mi limito a dire che ho estremo piacere nel costatare che la fervida ispirazione non le è venuta meno in questi anni, e che è rimasta bravissima a tener ferma e salda la penna anche quando quello che racconta è particolarmente bollente, come in questo caso.
Un uomo invita a casa sua tre amici e, invece di stappare una bottiglia di quello buono, come si fa di solito in simili circostanze, offre loro la propria schiava che aveva tenuto ben pronta in camera da letto. Il tutto raccontato dal punto di vista di lei. Mica male, no?

Categoria "Passioni Spiritose" Miglior racconto divertente

LA CHIAVE
Amos

Un racconto che ha davvero poco di erotico. Una specie di storiella divertente che potrebbe essere raccontata dal più bigotto e moralista dei preti durante l'omelia domenicale. Non esagero.
Ciò precisato, l'idea su cui si basa il racconto è simpatica, la costruzione e la prosa sono apprezzabili. Ma io sono qui per commentare racconti erotici, e non ho troppo tempo da perdere.

L’INCOGNITA
Poly

Ho parlato con entusiasmo dell'altro racconto di Poly, posso esprimermi senza indorare pillole su quest'altro.

Esiste una grossa differenza tra demente e demenziale. Questo racconto è demente. Mi sorprende che chi ha curato la selezione non abbia saputo distinguere Nel dubbio si poteva perlomeno evitare la presenza di due racconti dello stesso autore.

Questo non è nemmeno un racconto. Sono frasi buttate lì svogliatamente, a cazzo come dicono i critici letterari più raffinati, monconi di dialoghi costruiti ricercando, senza riuscirci, l'effetto brillante. Una sostanziale presa per il culo per chiunque legga.

Tanto per dirne una. Lui è nudo, ed ha appena finito di depilarsi ("dove piace a lei"). Lei invece è vestita; gli chiederà in seguito di spogliarla.
Il racconto si chiude con lei che chiede "E allora perché sei venuto?" e lui risponde "A leggerti una poesia".
Allora scopriamo che lui è andato da lei. Quindi questo è uno che va a casa della amica/fidanzata/concubina a depilarsi per poi restare nudo in giro per casa, vicino alle finestre. Prima ancora di leggerle la poesia. Come fanno tutti, d'altronde.

A Poly, ma che cazzo stai a scrive?

LAURA E L’INTER
Epimeteo

Qualcuno, note le mie simpatie calcistiche, potrebbe aspettarsi qualche acredine da parte mia nei confronti di questo racconto, evidentemente antiinterista. Chi invece mi conosce meglio (dal punto di vista letterario) sa che ho scritto qualcosa di molto simile anni fa, un racconto intitolato "Mercoledì di Champions", ai tempi in cui ad andare forte in champions erano altre squadre, e quindi non ho diritto di lamentarmi...

E' la storia di un tizio che si intrattiene con una tizia (la Laura del titolo) mentre il ragazzo di quest'ultima è impegnato con gli amici a seguire un'importante partita di calcio sul maxi schermo di casa.

Considerazioni calcistiche a parte, il racconto mi è piaciuto. E' narrato bene. La situazione si sviluppa in modo graduale, al punto da sembrare credibile. Il racconto risulta divertente e intrigante.

Forse finisce un po' troppo ex-abrupto. Si è faticato tanto per giungere alla meta, forse valeva la pena goderla un po' più a lungo. Noi interisti, caro Epimeteo, quella sera abbiamo festeggiato e goduto fino all'alba...

MAL D’AFRICA
Antonio Giordano

Un villaggio vacanze dove donne poco piacenti e abituate a essere poco ricercate dagli uomini vengono invece servite (in tutti i sensi) da uno staff di fustoni di colore ben dotati. A che prezzo, lo scopriamo a sorpresa alla fine.
Il difetto di questo racconto è che descrive invece di raccontare. E' descrizione pura. Sarebbe stato molto più apprezzabile se avesse diluito la descrizione nella narrazione di qualche evento esemplificativo. E questo era l'ultimo

Larga la foglia, stretta la via, dite la vostra, io ho detto la mia.
Ci vediamo a Zibello. Sarò disarmato. Non ne approfittate.

 

Ci sarebbe da discuterne...


"Da una parte uomini interessati a conoscere a fondo la donna che interessa, fino al minimo dettaglio. Dall'altra donne interessate esclusivamente a ciò che l'uomo dà, e disperatamente a caccia del modo di evitare di conoscere ciò che l'uomo è."
Ne abbiamo già discusso, infatti. Sarò stata sfigata io, ma sulla base della mia modesta esperienza non trovo che gli uomini siano più attenti delle donne verso quello che il partner è. Nè più nè meno delle donne, mi sembrano interessati soprattutto a quello che una donna dà, e mi sembrano avere aspettative anche più circoscritte(buco uno, buco due, buco tre)

Al mio compagno di penna


E bravo il mio compagno di penna di un romanzo incompiuto... adesso fai anche il critico letterario!!!
Un abbraccio caldo, con tanto affetto.
Francesca

Ultimo racconto

Senza Amore

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