Giorgia - Seconda Parte
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Ero comodamente spaparanzato su una morbida poltrona di pelle. Non me ne intendo particolarmente, ma si capiva che era un pezzo di arredamento pregiato, di marca. Alla mia sinistra, su una poltrona identica, c'era Michele, il padrone di casa. Di fronte a noi a qualche metro di distanza, un divano della stessa foggia, e in mezzo, dove in un salotto classico ci si sarebbe aspettati un tavolinetto di marmo, o qualcosa di simile, c'era un soffice tappeto e una mezza dozzina di cuscini colorati.
Michele ed io stavamo amabilmente conversando del più e del meno, mentre aspettavamo l'inizio dello show saffico delle nostre consorti (o presunte tali), che erano andate a prepararsi in un'altra stanza. In realtà parlava sostanzialmente solo lui; bastava rispondergli ogni tanto con qualche sillaba sparsa, per dar l'impressione che lo si stesse ascoltando, e lui andava avanti tranquillamente, con la sua voce cantilenante in cui ogni tanto si distingueva un'ombra di accento partenopeo.
Non mi era molto simpatico, devo ammetterlo, baffi o non baffi. Un po' troppo saccente, per i miei gusti. Un po' troppo condiscendente con il prossimo, come se lasciasse implicitamente capire che lui è superiore, ma si concede volentieri e cerca di non fartelo pesare troppo. E poi aveva il vezzo di chiamarmi "vecchio mio", forse convinto che fosse un'espressione di cordialità, mentre io non lo sopportavo.
Maria Luisa invece era stata una bella sorpresa. Dal vivo si era rivelata un tocco di gnocca persino migliore di quanto apparisse in foto, ed era piacevole e simpatica più di quanto fosse lecito aspettarsi da una fica così. Si era dimostrata anche un'ottima cuoca, e la cenetta a base di pesce che avevamo terminato pochi minuti prima era stata deliziosa. E dire che avevo temuto il peggio quando aveva annunciato "spaghetti con le vongole". Sono il mio primo piatto preferito, ma proprio per questo sono particolarmente talebano contro gli orrendi sacrilegi che vi vengono talvolta perpetrati (tipo aggiungere pomodoro, dimenticarsi il prezzemolo, far bruciacchiare l'aglio o il peggiore di tutti: usare la cipolla). Invece Luisa era stata fedele alle sacre regole e il risultato rasentava la perfezione.
Ottimo anche il vino, ma questo era invece un merito da ascrivere a Michele. Un bianco della Campania che non avevo mai sentito nominare, di cui invece Michele mi spiegò vita morte e miracoli. Da quanto avevo capito Michele faceva il rappresentante per alcune ditte che distribuiscono materia prima pregiata per ristoranti di alto livello, e quindi pontificava a manetta su qualunque cosa esistesse di commestibile e potabile. Non che gli mancasse la competenza, devo riconoscerglielo, ma diamine, nemmeno esagerare.
Tutto sommato questo fu un vantaggio. Avevo una paura matta che nella conversazione venisse fuori qualche argomento che potesse metterci in difficoltà relativamente alla nostra mascherata, per esempio qualunque cosa si riferisse al nostro inesistente stato di reciprocamente coniugati. Giorgia ed io eravamo d'accordo che in quel caso avrebbe parlato lei e io le avrei retto il gioco. Invece non ce ne fu bisogno proprio grazie alla logorrea di Michele. Bastava imbeccarlo, e lui partiva. Ci fu un momento di imbarazzo quando in seguito a una battuta di Luisa fu toccato il tema dei rapporti tra consuoceri. "I vostri invece vanno d'accordo?" aveva chiesto Luisa a Giorgia. Ma proprio allora io esclamai "Buoni questi spaghetti! Ma da chi prendete il pesce? Avete una pescheria di fiducia?" e l'argomento cadde rapidamente nel dimenticatoio mentre Michele ci rivelava di conoscere per nome una ad una tutte le vongole del Mediterraneo.
L'atmosfera comunque era stata sempre molto distesa e cordiale, e chiunque avesse guardato da fuori avrebbe visto nient'altro che una simpatica cenetta tra due coppie amiche di circa-trentenni. In realtà sotto traccia viaggiava tutta una serie di messaggi in codice fatti di sguardi, allusioni, ammicamenti. In un certo senso io ero il più "corteggiato": ero quello che andava convinto ad acconsentire allo scambio completo. Quindi Michele cercava in tutti i modi (ma con scarso successo, in verità) di qualificarsi ai miei occhi come amico intimo, abbastanza intimo da permettergli di mettere le mani su mia moglie (o presunta tale). Luisa a sua volta aveva con me un atteggiamento da seduttrice. La domanda implicita che mi scoccava con ogni sguardo era: "Come è possibile che non muori dalla voglia di scoparmi, quando sai che ne hai la possibilità a portata di mano?" Ed era accompagnata da sapienti sfoggi della sua generosa scollatura, che mi ritrovavo sempre sotto gli occhi, dovunque mi girassi. Io me la sarei scopata più che volentieri, ma dovevo essere fedele ai patti con Giorgia e alla parte del "santarellino", così reagivo piuttosto tiepido ai suoi segnali. Questo la spronava a insistere in modo sempre più sfrontato, e la cosa era abbastanza divertente, tutto sommato.
Forse era molto meno divertente per Giorgia recitare segnali di complicità nei confronti di Michele, che a sua volta sbavava vistosamente per lei. Immagino bene quanto ne potesse essere infastidita, ma la cosa peggiore per lei era doversi atteggiare a quella che ci sarebbe stata con piacere, una volta convinto il (presunto) marito. Il quale (presunto) marito era un po' seccato, e nemmeno lo nascondeva troppo, dagli atteggiamenti di confidenza di Michele verso Giorgia. Ciò era perfettamente intonato alla parte, ma confesso che mi veniva piuttosto spontaneo.
"Ma WOW!" miagolò a un tratto Michele, interrompendo la sua dissertazione sulla qualità delle carni bovine dell'Uruguay. Da una porta laterale erano tornate nell'ampio salotto Giorgia e Luisa. Entrambe avevano addosso niente altro che della biancheria intima molto elegante e sexy. Io mi finsi sorpreso, ma in realtà già sapevo tutto. Giorgia mi aveva detto che Luisa aveva avuto questa idea, e lei si era adeguata anche se non amava particolarmente il genere.
Luisa aveva un completo nero che consisteva in una guepierre-corsetto trasparente, ornata con un motivo a fiori, chiusa sul davanti con tre laccetti. I gancetti tenevano su delle eleganti calze velate con lo stesso motivo floreale, anche se non ce ne sarebbe stato funzionalmente bisogno essendo tali calze autoreggenti. Le parti intime erano coperte (si fa per dire) da un impalpabile perizoma nero. Il tutto era completato da una vestaglia corta a metà coscia, trasparentissima. Giorgia aveva un completo simile, ma tutto bianco, e con la differenza che i motivi floreali erano colorati, con tinte che andavano dal ciclamino al rosa pallido. Invece del perizoma indossava delle culotte leggere di pizzo, che nascondavano pochissimo. Si erano entrambe ritoccate il trucco, ma la cosa era più evidente in Giorgia che in partenza ne portava meno.
Sorpresa o no, il panorama era comunque mozzafiato. Due bellezze del genere in tenuta sexy non ti lasciano indifferente se hai anche una sola stilla di testosterone in circolo. Luisa sembrava una pantera, un vero animale da letto. Sfoggiava il suo corpo ben conscia dell'effetto che faceva sugli uomini presenti, e osservava compiaciuta soprattutto le mie reazioni. Giorgia non era altrettanto a suo agio, e si interessava molto poco delle reazioni maschili che stava suscitando con quella tenuta. Ma aveva vicinissimo il corpo praticamente nudo di Luisa che aveva sospirato per giorni, e il suo vibrare di desiderio famelico in qualche modo la rendeva altrettanto sexy. Michele non era in condizioni di cogliere questo dettaglio, ma osservava Giorgia anche lui, e sembrava piacergli da morire quello che vedeva. Anche perché immagino che a Luisa fosse già ben abituato.
"Abbiamo davvero due belle fiche, vecchio mio!" mi disse complice, con una pacca sulla spalla di cui avrei fatto volentieri a meno. "Giorgia, sei veramente una delizia!" aggiunse, mentre Giorgia si violentava per rispondere con un sorriso di apprezzamento che cercava di essere seducente.
Prese la parola Luisa, piazzandosi al centro della scena, e declamando in tono un po' teatrale un discorsetto probabilmente preparato in anticipo.
"Cari mariti, stasera i vostri occhi potranno bearsi con quanto di più bello la natura femminile può offrirvi: una bionda e una mora che giocano sensualmente tra di loro. Lo spettacolo vi entusiasmerà, ne siamo certe. Ma pagherete tutto questo con una tremenda condanna. Stasera per voi vige la regola: guardare e non toccare."
Qui fece una breve pausa. Michele ed io ci lasciammo sfuggire un piccolo sospiro.
"Sarà un atroce e dolcissimo supplizio guardare e basta. Ma non è detto che in qualche occasione futura non possiate avere qualche libertà in più..." E mi rivolse uno sguardo pieno di significati.
"Comunque, purtroppo per voi, stasera a divertirci saremo solo noi ragazze: e ci divertiremo alla grande, senza di voi, sotto i vostri occhi, e alla faccia vostra! Giusto Giorgia?"
Giorgia annuì sorridendo, ma senza troppa enfasi. Fremeva dalla voglia di passare all'azione, e tutto il resto le interessava poco. Mi accorsi di essere anche io animato da una certa aspettativa. Fino a quel momento l'idea di assistere a uno spettacolino lesbico aveva suscitato in me non più che una blanda curiosità. Non ci avevo nemmeno troppo pensato, concentrato come ero nell'interpretazione del ruolo di marito di Giorgia. Ma la viva presenza di quelle due bellezze seminude non poteva non farmi un certo effetto. Mi accorsi, senza sorprendermi troppo, di un certo movimento di risveglio nei miei boxer. Probabilmente anche la mia espressione tradiva il mio interesse. Michele, a sua volta, era uno spettacolo, con gli occhi spalancati e la bocca semiaperta.
Le due ragazze ci guardarono, poi si sorrisero complici mentre si avvicinavano l'una all'altra in piedi. Un secondo dopo si stavano baciando con passione, lingua in bocca, mentre le mani scorrevano liberamente l'una sul corpo dell'altra.
Era Luisa a tenere l'iniziativa, e la cosa inizialmente mi sorprese. Sembrava che si fossero messe d'accordo in questo senso, come se Luisa avesse detto a Giorgia, "lascia fare a me all'inizio". Giorgia, pensai, avrà acconsentito volentieri. Uno dei suoi timori maggiori era quello di mostrarsi troppo esperta e sicura di pratiche saffiche. In questo modo, standosene passiva, poteva godersi quello che succedeva senza paura di tradirsi. Notai anche che Luisa era molto attenta alla componente "spettacolino". Non si limitava a pensare alla sua partner, ma anche al divertimento del pubblico che assisteva.
Continuando a baciarsi le due si liberarono reciprocamente della vestaglietta velata, che volò sul pavimento a qualche metro di distanza. Poi Luisa slacciò la guepierre di Giorgia e si spostò di fianco per permettere a Michele e al sottoscritto di ammirarle il seno nudo. Mentre noi ce lo mangiavamo con gli occhi lei, passata alle spalle di Giorgia, lo palpeggiava e lo smaneggiava, quasi per esibirlo meglio, e intanto mi scoccava occhiate diaboliche, come per vedere che effetto mi facesse vedere altre mani prendersi libertà con le tette della mia (presunta) adorata mogliettina.
Solo allora cominciò, tornata di fronte a Giorgia, a leccare, succhiare e mordicchiarle i capezzoli. Prima in piedi, un po' scomodamente, poi facendo accomodare Giorgia sul divano e sedendosi al suo fianco. Quest'ultima era visibilmente al settimo cielo, e i suoi sospiri di beatitudine vibravano nella stanza.
Dopo aver dedicato il giusto tempo alle tette di Giorgia, Luisa si inginocchiò sul tappeto e le sfilò le culotte bianche velate. Di nuovo si spostò di lato per permetterci di guardare, ma stavoltà si preoccupò anche di divaricare per bene le cosce dell'amica, gustandosi divertita le nostre espressioni. Michele aveva gli occhi fuori dalle orbite, e probabilmente io stesso non facevo figura migliore. Ma d'altra parte la fighetta di Giorgia era uno spettacolo irresistibile, un goloso bocciolo di rosa incorniciato da un delicato ciuffo di peli color miele e dalla balza a fiori colorati delle autoreggenti che indossava. Metteva il fuoco nelle vene posare gli occhi su quella meraviglia.
Non paga, Luisa cominciò a stuzzicare le pieghe dell'intimità di Giorgia con le mani, sempre facendo in modo che la manovra fosse ben visibile al pubblico. Piccole soffici carezze in punta di dita, ma Giorgia sospirava forte e si mordeva le labbra per non gridare.
"Non ti dispiace, Marco, se gioco un po' con la micina del tuo amore, vero?" mi chiese con voce maliziosa. "Non devi essere troppo possessivo, sai?... A lei sembra piacere farsi toccare così, sapessi quanto la sento bagnata..."
Non era difficile crederle. Si vedeva benissimo che man mano il bocciolo si schiudeva sempre di più, grondando rugiada in abbondanza. Non risposi. Non c'era niente da rispondere, ed ero troppo ipnotizzato dalla danza di quelle dita malandrine che giocavano tra piccole e grandi labbra, sfiorando ripetutamente il clito. Mi stavo eccitando di brutto, e mi sorpresi a pensare che se fossi stato davvero il marito di Giorgia forse sarei stato ancora più arrapato.
"Vediamo cosa succede se provo ad infilare un dito... o forse un paio..."
"Oh, sì... ti prego..." sospirò Giorgia.
Ma Luisa esitava, tenendo i polpastrelli all'imboccatura della vagina, e mi guardava sorridendo.
"Non sto approfittando troppo, vero Marco?... Posso fottermi la tua Giorgia con le dita, vero?"
Accennai un tremolante sì, mentre Giorgia quasi si inarcava col la schiena per avvicinarsi a quelle dita tentatrici. Finalmente la bruna spinse dentro indice e medio, che scivolarono senza incontrare la minima resistenza. Le bastò agitarle dentro un paio di volte, e Giorgia esplose in un rumoroso e musicale orgasmo.
Luisa sorrise soddisfatta. "Sì... godi tesoro... godi..." Io e Michele ci scambiammo muti un'occhiata sbalordita. Vidi piccole gocce di sudore imperlare la sua fronte, ma mi accorsi che ero nelle stesse condizioni.
Mentre Giorgia riprendeva fiato, restando a occhi chiusi sul divano, sempre con le gambe divaricate e la fichetta aperta bene in mostra, Luisa si alzò e si rivolse a noi.
"Se non avete nulla in contrario, mi metto un po' in libertà anche io... Sta cominciando a fare caldo..."
Con mossa sicura staccò i gancetti della guepierre dalle calze, per poi sciogliere i laccetti sul davanti che la tenevano su. Quando l'indumento cadde a terra Luisa portò le mani a coppa sulle tette, quasi in un gesto di pudore. Poi lentamente le spostò, regalandoci la visione del suo maestoso davanzale. Si girò quindi di schiena, si chinò in avanti e, ancheggiando sinuosa, fece scivolare giù il perizoma, scoprendo il culetto (che in realtà l'indumento aveva nascosto ben poco fino a quel momento). Anche lei restò quindi come l'amica, nuda con le sole autoreggenti addosso.
Poi tornò da Giorgia, che l'accolse festante. Si inginocchiò tra le sue gambe, sul tappeto. Giorgia si chinò verso di lei, e le due ragazze tornarono ad abbracciarsi e a limonare lingua contro lingua. Giorgia sembrava impaziente di cominciare a ricambiare il piacere ricevuto, ma Luisa la convinse dolcemente a tornare a sdraiarsi all'indietro. Poi si chinò a sua volta fino a mettersi carponi sul tappeto e inarcò la schiena, offrendo una panoramica da infarto della sua fichetta e del suo buchino posteriore. Difficile restare indifferenti alla visuale di un bel culo in quella posizione, e il tocco sexy delle autoreggenti che spezzavano la linea delle cosce rendeva la posa ancora più provocante. Luisa fece in tempo a girarsi un attimo, per accertarsi che stessi apprezzando quello che mi offriva alla vista, quindi iniziò a lavorarsi Giorgia di lingua.
Pensavo che Giorgia sarebbe venuta di nuovo nel giro di venti secondi, ma Luisa fu abile. Mantenne leggeri e sporadici i contatti orali con le zone più sensibili, divertendosi a girare intorno al bersaglio grosso. Giorgia stava impazzendo. Ormai agitava senza ritegno il bacino, nel tentativo di inseguire la lingua sfuggente dell'amica, che insisteva nelle sue "toccata-e-fuga". Finché, giunta allo stremo, non agguantò bruscamente i capelli di Luisa, costringendola a leccarla fino all'orgasmo, lì dove si sente di più.
Questo secondo climax fu per Giorgia ancora più intenso e spettacolare. Tuttavia, non appena fu in condizione di farlo, invece di restare a godersi i postumi del piacere, si gettò con irruenza sull'amica, quasi come fosse impegnata in un incontro di lotta libera, invece che in un tenero tête-à-tête saffico. Le due ragazze rotolarono sul tappeto e sui cuscini ai nostri piedi, lingua contro lingua, accarezzandosi e toccandosi appassionatamente a vicenda, con le gambe inguainate di bianco che si intrecciavano con quelle inguainate di nero. Stavolta era evidente che era Giorgia a voler prendere l'iniziativa, e Luisa sembrava disponibile a lasciargliela.
Giorgia, a differenza dell'amica, se ne fregava dello "spettacolino per i mariti". In quel momento per lei nell'intero universo non c'era nient'altro che il corpo sensuale e formoso di Luisa, e la sua voglia di gustarselo e di farlo vibrare di piacere. Forse Luisa avrebbe continuato a condire l'esibizione a nostro beneficio con i suoi atteggiamenti provocanti, i suoi commenti maliziosi, eccetera, ma presto l'abilità di Giorgia, che aveva cominciato a stuzzicarla di mano e di lingua un po' dappertutto, prese il sopravvento, e Luisa non potè che offrirci spontaneamente sospiri, grida di godimento e orgasmi. Ormai anche lei era completamente coinvolta nei giochi saffici, forse più di quanto probabilmente si sarebbe aspettato.
Presto le due donne si ritrovarono in posizione di sessantanove, impegnate in una convulsa e frenetica battaglia per dimostrare quale delle due facesse godere più spesso e più intensamente l'altra. Nessuna delle due risparmiava labbra, lingua, dita, persino la punta del naso.
Per noi spettatori era un po' più difficile riuscire a seguire tutti i dettagli, ma la scena aveva una carica erotica strepitosa, e le occhiate che di tanto in tanto scambiavo con Michele mi facevano pensare che anche su lui faceva la stessa presa.
Le due dame andarono avanti un bel po' a scambiarsi orgasmi, scapriolando sul tappeto a destra e sinistra, sempre intrecciate nel sessantanove, con i sospiri dell'una che facevano da contrappunto agli urletti dell'altra, finché non crollarono entrambe a terra supine, esauste, l'una distesa a fianco all'altra, l'una col viso impiastricciato dei succhi dell'altra.
Per qualche attimo non successe niente. Poi Michele prese lentamente a battere le mani. Provò a parlare, ma dovette schiarirsi la voce per riuscirci. Quindi esclamò emozionato: "Stupende... semplicemente stupende..." Approvai e mi unii all'applauso. Luisa si tirò su per prima, poggiandosi su un gomito, e sorrise radiosa.
"Piaciuto lo spettacolino, amore?" chiese, rivolgendosi al marito, ma continuando a tenermi sotto osservazione con la coda dell'occhio.
"Non ci sono parole, tesoro... Non ricordo nulla di più eccitante in vita mia..."
Luisa sorrise ancora e con gesti lenti si alzò, raggiungendo il marito e accoccolandoglisi in grembo sulla poltrona. Si baciarono con passione. Sicuramente in quel momento Michele stava facendo una scorpacciata del succo di fica di Giorgia. Mi chiesi distrattamente se avrei dovuto esserne geloso o meno, ma ero ancora troppo eccitato da quello che avevo visto per tornare a concentrarmi nella recita. Anche Giorgia stava tornando a dare segni di vita, con la beatitudine dipinta sul volto. Vide gli altri due scambiarsi effusioni e pensò che probabilmente ci si aspettava che lei facesse lo stesso con me.
"Grazie", mi sussurrò gioiosa quando mi raggiunse sulla poltrona, sedendosi sulla mia coscia sinistra e abbracciandomi. "Mi hai fatto un regalo immenso. Ti prometto che non avrai da lamentarti per la ricompensa..."
Potete immaginare il mio stato. Per tutta la durata dello spettacolino ero stato costantemente in erezione. Ora avevo la donna per cui più di ogni altra sentivo di avere un debole completamente nuda tra le braccia, intenta a promettermi ricompense che sapevo sarebbero state soprattutto erotiche. Aveva anche preso a sbaciucchiarmi, un po' per rispettare la parte, ma forse anche un po' per sincera gratitudine. Anche lei era intrisa in abbondanza dei succhi di Luisa, e un inconfondibile profumo di fica mi deliziava le narici. Il cervello mi galleggiava letteralmente nel testosterone.
Intanto in sottofondo sentivo brandelli della conversazione degli altri due.
"Vorrei tanto, tesoro, ma non me la sento... Ti prego, sono davvero distrutta..."
"Non intendi mica mandarmi a letto così?"
"Certo che no, amore... Dai, ti farò uno dei miei pompini super, quelli che ti piacciono tanto... Che ne dici?"
"Mmmmm... Grande idea... Grande idea..." e poi aggiunse alzando il tono di voce e richiamando anche la nostra attenzione "Grande idea!!!"
Giorgia ed io ci girammo verso di lui.
"Signori, ho avuto una grande idea!! Un modo stupendo per concludere la serata!!"
Tutti e tre lo guardammo interrogativi. Lui continuò.
"La mia signora mi ha appena offerto uno speciale servizietto orale, troppo stanca per concedermi altro. Immagino che più o meno la vostra situazione sia la stessa. E allora perché non continuare a godere della reciproca piacevolissima compagnia con un bel... pompino parallelo?"
Non avevo capito bene, e feci una faccia un po' perplessa.
"Non preoccuparti, vecchio mio!" mi sorrise Michele incoraggiante. "Niente di strano! Niente incroci imprevisti! Ognuno si fa sollazzare dalla legittima consorte, senza scambi di sorta. Semplicemente ci godiamo questa delizia che ci offrono le nostre signore, insieme, in contemporanea, su queste stesse poltrone. Che ne dici?"
Tutti e tre mi guardarono come se la cosa dipendesse da me. Persino Giorgia mi sorrideva invitante, ma i suoi occhi mi comunicavano ben altro. E se ciò non fosse bastato, fu abbastanza esplicito il pizzicotto che mi diede su un braccio, al riparo dello sguardo degli altri. Avevamo previsto insieme la possibilità che dopo lo spettacolino lesbico qualcuno proponesse qualche ulteriore gioco, che coinvolgesse anche i maschietti, e eravamo d'accordo che io avrei dovuto sistematicamente rifiutare.
"Veramente..." sospirai, "non so se è il caso..." Il cazzo durissimo mi vibrò di protesta nei pantaloni.
"Ma dai, Marco, vecchio mio... In fondo si tratta di una cosa molto innocente... Che male può esserci?... E poi non dirmi che hai tutta questa voglia di resistere fino a quando sarete a casa... Sono sicuro che anche tu come me fremi dalla voglia di scaricare un po' di tensione accumulata..."
Anche Luisa mi sorrideva per incoraggiarmi, e Giorgia, fedele alla parte, mostrava a sua volta di essere dispostissima e speranzosa nel mio assenso.
"E dai, Marco, su..." disse la mora.
"E dai, Marco, su..." fece eco, recitando, la bionda.
Tutti e tre erano in attesa del mio responso.
Pensai mille cose in quel momento. Già, in fondo cosa c'era di male? Giorgia mi aveva promesso mille delizie erotiche come ricompensa, potevo anche prendermi subito un piccolo anticipo. Tanto più che probabilmente anche lei era piuttosto stanca. Probabilmente si sarebbe fatta accompagnare direttamente a casa sua, per andare subito a dormire, e rischiavo seriamente di concludere la serata in bianco. Così, se non altro, almeno un pompino lo avrei rimediato. Ed effettivamente l'idea di Michele del pompino parallelo non era così malvagia.
Fu così che dissi: "Ma sì... in fondo... perché no?"
Luisa fece un gridolino di apprezzamento e strizzò l'occhio a Giorgia, come dire "Vedi? Il tuo santarellino si sta sciogliendo". Giorgia rispose con un sorriso abbastanza flebile mettendomi addosso i suoi occhioni blu come se fossero due lame d'acciaio. Due lame che sembravano volermi fare a fettine, da panare e friggere nell'olio bollente.
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